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11.09.2026

L’importanza di ascoltare il proprio corpo: l’innovazione della cultura Snoezelen nel centro Hakuna Matata di Bagheria

di Giorgia Giuffrida | 6 min di lettura

Intervista al Presidente Associazione Redivivi Aps, Cascio Roberto

L’importanza di ascoltare il proprio corpo: l’innovazione della cultura Snoezelen nel centro Hakuna Matata di Bagheria
Indice

A Bagheria nel centro Hakuna Matata dell’Associazione Redivivi Aps è nato un luogo in cui anziani, bambini o giovani con particolari difficoltà relazionali o disabilità possono sentirsi ascoltati e supportati nel loro speciale modo di vivere emozioni e sensazioni. La stanza Snoezelen non è solo un ambiente pieno di stimoli e colori ma un porto sicuro pronto ad accogliere e proteggere. Abbiamo dunque intervistato il Presidente dell’associazione Redivivi, Cascio Roberto, nel tentativo di rendere questa realtà un esempio da seguire su tutto il territorio regionale e non una perla rara di cui in pochi possono usufruire.

La stanza Snoezelen, non un semplice ambiente sensoriale

Come spiegato ai microfoni di NewSicilia dallo stesso Presidente, il termine ci aiuta a comprendere il significato di ciò che si vuole ottenere con la realizzazione della stanza: “Snoezelen nasce nei Paesi Bassi negli anni Settanta dall’unione di due concetti, esplorare e rilassarsi. Due dimensioni che racchiudono l’essenza dell’approccio: da una parte la possibilità di scoprire l’ambiente, fare esperienza attraverso i sensi e scegliere; dall’altra la possibilità di rallentare, rilassarsi e ricercare una condizione di benessere. Ma Snoezelen non significa semplicemente entrare in una stanza con luci, suoni, fibre ottiche o altre attrezzature sensoriali. È prima di tutto un approccio alla persona, fondato sulla relazione tra la persona stessa, un Accompagnatore adeguatamente formato e un ambiente controllato e modulabile“.

Dunque tutto ciò che circonda la persona presente nella stanza è solo uno strumentoper mettersi in contatto con questa, sfruttando in modo estremamente soggettivo la sfera sensoriale che ci permetterà di renderla protagonista di qualsiasi attività.

Ma come è nata l’idea di realizzare una stanza Snoelezen nella vostra struttura?

L’idea nasce dall’esperienza quotidiana dell’Associazione e dal desiderio di ampliare le opportunità di benessere offerte alle persone che frequentano i nostri servizi. Lavorando ogni giorno con bambini, ragazzi e adulti con caratteristiche e bisogni differenti, abbiamo sentito l’esigenza di creare un ambiente che potesse adattarsi alla persona, e non chiedere continuamente alla persona di adattarsi all’ambiente. L’obiettivo dunque non era semplicemente quello di costruire una stanza, ma di creare uno spazio capace di incontrare la persona nella sua unicità: un luogo in cui poter esplorare o rallentare, scegliere, comunicare anche senza parole, sentirsi al sicuro con l’appoggio di un personale qualificato e ben formato“.

Ciò che il centro Hakuna Matata ha creato è un enorme esempio di inclusione che ci consente di capire come l’ambiente dovrebbe plasmarsi e mutare assecondando tutte le speciali richieste di chi lo vive. Ai nostri microfoni è stato raccontato quanto l’applicazione di questa semplice “regola” sia stata impattante da un punto di vista terapeutico ed emotivo per i visitatori della struttura.

L’ Associazione spiega che “non esiste un’esperienza uguale per tutti. Ogni persona entra nella stanza con una propria storia, un proprio profilo sensoriale, un determinato stato di attivazione e bisogni che possono essere diversi non soltanto da quelli di un’altra persona, ma anche da quelli che la stessa persona aveva il giorno precedente” e che il lavoro svolto, da un punto di vista terapeutico ed educativo, può sostenere la regolazione degli stati di attivazione, l’autoregolazione, l’attenzione, l’esplorazione, la partecipazione e le competenze comunicative e relazionali“.

“Osservazione”, questa la parola chiave per vedere l’altro

In un contesto in cui non tutto può essere detto a parole è essenziale osservare, saper silenziosamente ascoltare. Ogni gesto, ogni riscontro positivo dimostrato è prezioso. Il lavoro degli accompagnatori diventa così imprescindibile, il rapporto interpersonale basato sulla conoscenza e la fiducia reciproca diviene la chiave per interpretare e leggere una serie di piccoli e apparentemente invisibili segnali. Osservare l’altro è ciò che conta, capirlo con uno sguardo, riconoscersi in lui.

Il compito dell’accompagnatore è leggere anche i piccolo segnali e modulare l’esperienza per accompagnare la persona verso una condizione di maggiore equilibrio e benessere. Nello Snoezelen non cerchiamo dalla persona una prestazione ma creiamo piuttosto le condizioni perché questa possa sentirsi sicura, accolta, ascoltata e libera di esprimersi, anche attraverso modalità differenti dalla parola. L’approccio non è autoritario e ciò che viene proposto non deve compromettere il senso di fiducia e di sicurezza della persona“.

Nel pratico però, che riscontro avete avuto nell’adesione al servizio da parte degli utenti? C’è una richiesta di continuità?

“Il riscontro che stiamo ricevendo è molto positivo e credo che l’aspetto più significativo sia che, spesso, non abbiamo bisogno di chiederlo: sono le persone stesse a comunicarcelo attraverso il loro comportamento. Con i nostri bambini, ragazzi ed anziani osserviamo una volontà spontanea di entrare o tornare nella stanza. La richiesta di continuità invece, arriva in maniera molto forte dalle famiglie, data la loro possibilità di osservare i cambiamenti che percepiscono nella quotidianità dopo l’esperienza. Il riscontro più bello che possiamo ricevere è proprio questo: quando non siamo noi a proporre di tornare“.

La necessità di una vera e propria cultura Snoezelen

La messa in pratica del progetto fino ad adesso raccontato e la testimonianza del Presidente dell’associazione riguardo l’impatto che questo ha avuto nella porzione di territorio in cui agisce ci porta a riflettere su quanto ogni luogo di ritrovo andrebbe attrezzato con stanze simili a quella creata nel centro Hakuna Matata.

Se si volesse incrementare la diffusione di stanze come questa, in scuole o altre strutture maggiormente frequentate da bambini e ragazzi, come si dovrebbe agire?

Crediamo che il primo passo debba essere soprattutto culturale e formativo, perché per diffondere realmente lo Snoezelen dobbiamo prima comprenderne il significato. Oggi si parla molto di stanze sensoriali e ambienti multisensoriali e questo è sicuramente positivo. Il rischio, però, è pensare che sia sufficiente acquistare alcune luci, un tubo a bolle, delle fibre ottiche o altri strumenti per poter parlare di Snoezelen. Una stanza attrezzata, da sola, non fa Snoezelen. Per questo, se vogliamo portarlo nelle scuole, nei centri educativi, nelle strutture sociosanitarie e negli altri luoghi frequentati da bambini e ragazzi, dobbiamo investire parallelamente nella progettazione degli ambienti e nella formazione delle persone che li utilizzeranno“.

Le ultime parole rilasciate dal Presidente Cascio durante l’intervista offrono spunti per grandi riflessioni e dimostrano come, per introdurre alcune novità, serva prima cambiare punto di vista, comprendendo l’impatto culturale e il beneficio sociale che quel cambiamento può comportare.

“Nelle scuole potrebbe avere un valore particolarmente importante. Non pensiamo esclusivamente ai bambini e ai ragazzi con disabilità o neurodivergenza. La scuola è fatta di persone, e tutti possono attraversare momenti di stress, sovraccarico, difficoltà emotiva o bisogno di regolazione. Creare una maggiore cultura del benessere significa riconoscere anche questi bisogni e
offrire ambienti nei quali imparare ad ascoltare il proprio corpo. La direzione, quindi, dovrebbe essere quella di creare non semplicemente più stanze Snoezelen, ma più cultura Snoezelen, nella quale l’ambiente e gli strumenti siano messi al servizio della persona”.

La proposta di una “Cultura Snoezelen” è un invito al cambiamento, al miglioramento, per protendere verso qualcosa di nuovo e lontano da ciò a cui siamo abituati. La stanza Snoezelen diventa dunque una cultura, uno stile di vita, un modo di vedere il mondo in cui identificarsi e a cui aderire. Quell’ambiente diviene un luogo, necessario a tutti, in cui sentirsi protetti e accolti.

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