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13.05.2026

Ars, la maggioranza va sotto sull’aumento dell’indennità ai presidenti delle ex province

di Redazione | 2 min di lettura

Decisivo ancora una volta il voto segreto.

Ars, la maggioranza va sotto sull’aumento dell’indennità ai presidenti delle ex province
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Il voto segreto dell’Assemblea Regionale Siciliana, impedisce il ripristino delle indennità ai presidenti delle ex province. Bocciato l’articolo con 30 voti a favore e 20 contrari.

Indennità ai presidenti delle ex province, l’Ars blocca la norma proposta dal centrodestra

Bocciata la norma – presentata da un asse trasversale di deputati del centrodestra – con 30 voti a favore e 20 contrari, approvando così un emendamento-stralcio presentato dal Partito Democratico che ha soppresso l’articolo 1 del DDL sulle ex province. Inoltre in aula in quel momento il centrosinistra contava una ventina di deputati.

Al centro vi è la delicata questione dei costi della politica. Difatti la norma affossata mirava a cancellare il principio di gratuità introdotto dalla riforma Crocetta nel 2014, garantendo ai nuovi presidenti dei Liberi Consorzi un’indennità economica pari a quella percepita dai sindaci dei comuni capoluogo. L’approvazione dell’emendamento del Pd ha di fatti bloccato un incremento di spesa stimato di circa 400mila euro, che avrebbe gravato interamente sui bilanci degli enti intermedi, già pesantemente in affanno.

Presente nel compendio anche un articolo che stanzia 30 milioni per erogare contributi alle imprese contro il caro carburanti. Un altro articolo invece bloccherebbe le assunzioni negli enti regionali fino alla fine del 2027. Su queste misure si voterà nelle prossime ore.

Le dichiarazioni e le polemiche

Secondo il capogruppo del Pd all’Ars, Michele Catanzaro, le intenzioni del DDL erano di moltiplicare le poltrone e i costi, scopo che è stato impedito “grazie all’azione del Pd e delle opposizioni“.

Dello stesso parere anche Mario Giambona (Pd), il quale ha definito l’impianto di legge proposto dal governo Schifani “inaccettabile” e “inammissibile“.

La pesante bocciatura in Aula, sottolineata da uno scarto netto di dieci voti, ha fatto esplodere le contraddizioni all’interno del centrodestra. Il capogruppo del M5S, Antonio De Luca, ha parlato senza mezzi termini di “faide all’interno di questa rissosa maggioranza”, sottolineando come l’assenza del Governatore Renato Schifani si sia rivelata decisiva.

Lo stesso leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha rincarato la dose evidenziando una “preoccupante mancanza di sostegno” per un testo che non convinceva nemmeno i deputati della stessa maggioranza.

Inoltre, l’uso dello scrutino segreto, ha causato ulteriori polemiche. Le opposizioni accusano apertamente la maggioranza in quanto, lo strumento del voto segreto, spesso demonizzato dai partiti di governo per i debiti fuori bilancio, si rivela in questo caso provvidenziale per nascondere i malumori interni

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