L’ex responsabile dell’unità operativa ricostruisce la vicenda dal 2021 e rilancia la proposta: Malattie Infettive ad Agrigento e Ribera centro regionale per l’alto isolamento respiratorio
Il mancato arrivo di un primario al reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ribera non sarebbe semplicemente l’effetto della carenza di specialisti. Dietro le difficoltà che da anni interessano la struttura ci sarebbe, secondo Fabrizio Pulvirenti, oggi direttore di Malattie Infettive del presidio ospedaliero di Gela, una scelta organizzativa compiuta nel 2021 e mai successivamente corretta.
Pulvirenti interviene con una replica inviata alla nostra redazione, dopo essere stato chiamato in causa nel dibattito riacceso dalla notizia dell’ultimo concorso, nel quale l’unico candidato ammesso al colloquio non si è presentato. “Per amore di verità e per corretta informazione”, scrive, ritiene necessario ricostruire le origini della vicenda e non fermarsi “all’ultimo sintomo in ordine di tempo”.
Pulvirenti ricorda di avere vinto nel giugno 2021, in piena emergenza Covid, la selezione pubblica per guidare l’unità operativa di Malattie Infettive dell’Asp di Agrigento.
La scelta di collocare il reparto a Ribera, anziché nell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, aveva però suscitato fin dall’inizio le sue perplessità. Secondo il medico, infatti, la decisione era priva di una convincente giustificazione tecnico-sanitaria.
In quel periodo a Ribera erano state investite importanti risorse per realizzare una terapia intensiva e semintensiva Covid. Nel novembre 2021 Pulvirenti riferisce di avere prospettato all’allora assessore regionale alla Salute Ruggero Razza una soluzione alternativa: trasferire Malattie Infettive ad Agrigento e trasformare Ribera in un centro regionale per l’alto isolamento respiratorio, prendendo come riferimento l’esperienza di Aviano. La proposta non ebbe seguito e il mese successivo Pulvirenti rassegnò le dimissioni.
A distanza di quattro anni, il nodo è tornato al centro dell’attenzione. Pulvirenti riconosce che la carenza di medici è reale, ma sostiene che da sola non sia sufficiente a spiegare quanto accaduto.
“È un problema di un reparto collocato in una sede che, a mio giudizio, non rispondendo ai criteri di efficacia organizzativa, integrazione clinica e valorizzazione degli investimenti necessari a una struttura specialistica di questo tipo, non avrebbe mai potuto funzionare stabilmente secondo il modello organizzativo per il quale era stato concepito”, afferma.
Il medico pone soprattutto l’accento sulla necessità che una specialità come Malattie Infettive sia integrata con le altre unità operative, dal Pronto soccorso alle Terapie intensive. Una condizione che, a suo giudizio, diventa difficile da garantire in un presidio periferico.
Da qui la lettura netta dell’esito dell’ultima selezione. Per Pulvirenti, il concorso rimasto di fatto senza candidato non rappresenterebbe un episodio isolato, ma «la conseguenza aritmetica di una scelta politico-organizzativa sbagliata fatta nel 2021», mai modificata dai decisori che si sono succeduti.
La questione, nella sua analisi, si inserisce inoltre nel più ampio problema della sanità siciliana e della mobilità sanitaria verso altre regioni. Pulvirenti richiama i dati Agenas secondo i quali nel 2024 la mobilità sanitaria dei siciliani avrebbe sfiorato i 242 milioni di euro, sostenendo la necessità di puntare su strutture specialistiche capaci di diventare poli di riferimento e attrarre pazienti.
Pulvirenti torna quindi sulla soluzione avanzata già nel 2021: realizzare a Ribera un centro regionale di alto isolamento, valorizzando gli investimenti già effettuati, e collocare l’Unità operativa di Malattie Infettive dell’Asp di Agrigento dove possa operare in stretta connessione con le altre specialità.
Secondo il medico, una simile impostazione avrebbe consentito di assegnare al presidio di Ribera una missione specialistica precisa, seguendo modelli già sperimentati in altre realtà italiane e internazionali, nelle quali piccoli ospedali sono stati riconvertiti in centri monospecialistici capaci di attrarre pazienti anche da altri territori.
Pulvirenti conclude dichiarandosi disponibile a spiegare pubblicamente il progetto e chiude con una riflessione: “Un ospedale deve anzitutto essere sicuro, utile ed efficiente per tutti“.