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24.06.2026

Canicattì, distribuivano acqua non potabile e contaminata da batteri: 22 indagati e sequestrate autobotti, cisterne e due pozzi

di Redazione | 2 min di lettura

Scoperto un articolato sistema di emungimento, trasporto, commercializzazione e distribuzione di acqua destinata al consumo umano

Canicattì, distribuivano acqua non potabile e contaminata da batteri: 22 indagati e sequestrate autobotti, cisterne e due pozzi
Indice

Eseguita un’ordinanza applicativa di diverse misure cautelari reali dal personale della Polizia di Stato del commissariato di Pubblica Sicurezza di Canicattì e della DIGOS di Agrigento, insieme ai carabinieri di Canicattì.

Il “business dell’acqua sporca” a Canicattì

Il provvedimento, compreso dei decreti di perquisizione emessi dal Gip del Tribunale di Agrigento, su richiesta della Procura della Repubblica di Agrigento, è rivolto a 22 soggetti, tutti cittadini italiani, la maggior parte dei quali gravati da precedenti di polizia.

I destinatari della misura, risultano sottoposti ad indagine, a vario titolo ed in concorso tra loro, in relazione alle ipotesi di reato di commercio di sostanze alimentari nocive, previsto dall’art. 444 c.p., e frode nell’esercizio del commercio, prevista dall’art. 515 c.p.

L’attività d’indagine info-investigativa

Il provvedimento cautelare costituisce l’esito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Agrigento e svolta dal commissariato di Pubblica Sicurezza di Canicattì, dalla DIGOS di Agrigento e dalla compagnia dei carabinieri di Canicattì, anche mediante il ricorso ad attività tecniche, nel periodo compreso nei mesi di marzo e aprile 2026.

Le indagini scaturiscono da una serie di controlli del territorio eseguiti dai militari della Stazione carabinieri di Canicattì e dal locale Commissariato, nel corso dei quali veniva accertata la sistematica presenza di autotrasportatori muniti di autobotti e cisterne adibite al trasporto di acqua destinata alla distribuzione in abitazioni private ed attività commerciali, in assenza dei prescritti titoli autorizzativi.

L’analisi dei campioni prelevati, tra batteri e microrganismi

Proseguendo l’attività investigativa, il personale specializzato dell’Asp ha effettuato diversi campionamenti e analisi, da cui è emersa, in più occasioni, la presenza di batteri e microrganismi potenzialmente pregiudizievoli per la salute umana. Pertanto, tale circostanza, ha indotto l’autorità giudiziaria a disporre ulteriori approfondimenti.

Gli accertamenti successivamente eseguiti hanno consentito di individuare le principali fonti di approvvigionamento utilizzate dagli indagati, identificate in due pozzi ubicati nel territorio di Canicattì, risultati privi di censimento e delle necessarie autorizzazioni amministrative.

In totale 22 indagati

Secondo l’ipotesi accusatoria, attualmente condivisa dal G.I.P. ai fini dell’emissione dei provvedimenti cautelari, tali siti sarebbero stati utilizzati quotidianamente per il prelievo dell’acqua, poi trasportata e distribuita mediante autobotti e cisterne.

Il quadro indiziario raccolto ha permesso di delineare un articolato sistema di emungimento, trasporto, commercializzazione e distribuzione di acqua destinata al consumo umano in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente e delle necessarie garanzie igienico-sanitarie, rappresentando un potenziale rischio per la salute pubblica.

In esecuzione dei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria, gli agenti hanno quindi sequestrato preventivamente i mezzi utilizzati per il trasporto e la distribuzione dell’acqua, nonché dei pozzi individuati quali fonti di approvvigionamento.

Note

Occorre ricordare sempre che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati potrà ritenersi definitivamente accertata soltanto all’esito di sentenza irrevocabile di condanna.

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