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12.10.2026

A casa Giuffrida torna la vendemmia: tradizione, sapori siciliani e auto d’epoca a Trecastagni

di Sergio Regalbuto | 7 min di lettura

Dopo la pausa dal 2023, la festa della vendemmia torna a riunire circa 300 invitati tra vino di produzione propria, specialità gastronomiche, musica popolare e il fascino intramontabile delle auto storiche. Una giornata in cui la Sicilia più autentica si è seduta a tavola, brindando alle proprie radici

A casa Giuffrida torna la vendemmia: tradizione, sapori siciliani e auto d’epoca a Trecastagni
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A Trecastagni, alle pendici dell’Etna, certe tradizioni non si dimenticano: al massimo si prendono una pausa, giusto il tempo di farsi desiderare ancora di più. E così, dopo l’ultima edizione del 2023, la vendemmia a casa Giuffrida è tornata finalmente a regalare una giornata di festa, convivialità e sapori genuini, richiamando circa 300 invitati. Un ritorno in grande stile, dove la parola d’ordine è stata una sola: stare insieme. Meglio ancora se davanti a un buon bicchiere di vino e a una tavola che sembrava non finire mai!

Superfluo sottolineare l’accoglienza che Alfio Giuffrida, la moglie Cettina e i figli Giuseppe e Giusy sanno riservare agli ospiti.

Del resto, in Sicilia la vendemmia non è soltanto il momento in cui si raccolgono i grappoli d’uva. È un rito antico, fatto di lavoro, attesa, condivisione e soddisfazione per i frutti della terra. A casa Giuffrida, tutto questo si è trasformato in una festa capace di mettere d’accordo generazioni diverse, accomunate dalla voglia di riscoprire il gusto delle cose semplici e genuine. E Alfio Giuffrida ne rivendica con orgoglio le radici esplicitando le ragioni che lo hanno spinto, ogni anno, a rinnovare questo appuntamento ottobrino…

Dal vigneto alla tavola, senza scorciatoie

Il protagonista, naturalmente, è stato il vino, prodotto direttamente dalla famiglia Giuffrida nei propri vigneti. Un vino che racconta il territorio, il lavoro e la passione di chi conosce la terra e ne rispetta i tempi. Perché un brindisi, quando nasce da una produzione propria, ha tutto un altro sapore: quello della soddisfazione di vedere il proprio lavoro trasformarsi in qualcosa da condividere con gli amici, pronti a ricambiare gioia e affetto, come sottolinea Cettina Giuffrida.

Ma guai a pensare che la festa si sia fermata ai calici! La gastronomia ha avuto un ruolo da vera protagonista, con un tripudio di prodotti genuini e preparazioni legate alla tradizione siciliana.

La ricotta fresca, preparata sul posto, ha conquistato i palati con la sua cremosità; stessa sorte per la tuma, altro prodotto della tradizione casearia isolana, protagonista di una lavorazione che ha il sapore delle cose fatte come una volta. E poi le olive, la frutta di ogni tipo e tante altre bontà, espressione di una cultura gastronomica che non ha bisogno di effetti speciali per farsi apprezzare.

A completare il quadro, carne e salsiccia, pasta e contorni della cucina casalinga siciliana. Impossibile, poi, ignorare due regine indiscusse delle tavole isolane: la parmigiana e la caponata, capaci di trasformare anche il pranzo più semplice in una piccola festa. E per chi pensava di essere arrivato al traguardo, ecco il capitolo dolce: specialità tipiche siciliane, una più invitante dell’altra, fino all’immancabile torta, degna conclusione di una giornata all’insegna della buona tavola.

Insomma, più che una degustazione, una vera dichiarazione d’amore alla cucina siciliana. Con una sola raccomandazione, probabilmente disattesa da molti: lasciare un po’ di spazio per il bis!

Quando la tradizione incontra la tradizione: arrivano le auto d’epoca

Tra i momenti più caratteristici della giornata, anche l’abbinamento tra la vendemmia e le macchine d’epoca. Due mondi apparentemente diversi, ma uniti da un elemento fondamentale: il valore del tempo.

Da una parte, il rito della raccolta dell’uva e la sapienza contadina tramandata di generazione in generazione; dall’altra, vetture storiche che continuano a suscitare curiosità, ammirazione e ricordi. Due espressioni di un passato che non vuole essere dimenticato e che, anzi, continua a trovare spazio nel presente.

Le auto d’epoca, con il loro fascino senza tempo, hanno aggiunto un tocco particolare alla manifestazione, dimostrando che la passione per le cose autentiche può assumere forme diverse: c’è chi custodisce i segreti del vigneto, chi ama i motori di una volta e chi, semplicemente, apprezza tutto ciò che conserva una storia da raccontare.

E, in tal senso, un ruolo fondamentale l’ha recitato il CT1 Veicoli storici, un club federato ASI (Automotoclub Storico Italiano), nato 40 anni addietro a Catania e che oggi raccoglie diverse centinaia di iscritti rappresentando uno dei più antichi ed importanti Club siciliani del settore. E sulla tradizione è intervenuto il presidente Andrea Dinolfo.

E in fondo, tra un grappolo d’uva e una carrozzeria d’altri tempi, il messaggio è lo stesso: le cose belle meritano di essere conservate e tramandate.

I Canterini Etnei, la colonna sonora della Sicilia popolare

A dare ulteriore colore alla festa ci hanno pensato anche i Canterini Etnei, presenza particolarmente significativa in una giornata dedicata alle tradizioni del territorio. La musica e il canto popolare rappresentano, infatti, una parte essenziale della memoria collettiva siciliana: raccontano usanze, sentimenti, vita quotidiana e quel modo tutto isolano di affrontare la vita con passione, ironia e un pizzico di sana teatralità.

La loro presenza ha contribuito a rendere ancora più speciale l’atmosfera, intrecciando la convivialità della tavola con le radici culturali dell’Etna. Perché una festa della vendemmia non è fatta soltanto di ciò che si mangia e si beve, ma anche di ciò che si ascolta, si ricorda e si tramanda.

Da Verga a Camilleri, il valore delle radici siciliane

La Sicilia ha raccontato spesso, attraverso i suoi grandi scrittori, il rapporto profondo tra la gente, la terra e le tradizioni popolari.

Giovanni Verga, il grande narratore catanese, ha dedicato pagine indimenticabili al mondo rurale, alla fatica quotidiana e alla dignità di chi vive del proprio lavoro. Nei suoi racconti, la terra non è mai soltanto uno sfondo: è parte integrante della vita delle persone, dei loro sacrifici e delle loro speranze. Un mondo che, in occasioni come quella di casa Giuffrida, torna a farsi sentire attraverso gesti semplici e autentici.

E come non pensare ad Andrea Camilleri, il maestro siciliano che ha saputo trasformare la lingua, i sapori, le abitudini e il carattere della sua terra in un patrimonio narrativo conosciuto in tutto il mondo?

Senza attribuire loro frasi non verificate, si può riassumere lo spirito della giornata con un pensiero che sembra fatto apposta per l’occasione:

«La tradizione è la memoria di un popolo che continua a vivere nel presente».

Non una citazione letterale di un autore, ma un modo per esprimere il significato più profondo della festa: custodire le proprie radici senza rinunciare alla gioia di condividerle.

E se la letteratura siciliana ci insegna qualcosa, è proprio questo: la cultura popolare non vive soltanto nei libri o nei musei. Vive nelle persone, nelle tavole imbandite, nelle canzoni, nei mestieri antichi e nelle occasioni in cui una comunità si ritrova.

Trecento invitati, un’unica grande famiglia

Il ritorno della vendemmia a casa Giuffrida ha dimostrato che esistono appuntamenti capaci di andare ben oltre il semplice momento conviviale. Riunire circa 300 persone significa creare un’occasione d’incontro, rinsaldare legami e offrire a tutti la possibilità di sentirsi parte di una storia comune.

Tra vino di produzione propria, ricotta e tuma preparate sul posto, piatti della tradizione, dolci siciliani, musica popolare e auto d’epoca, la giornata ha messo insieme tanti ingredienti diversi, legati da un filo conduttore ben preciso: l’amore per le cose genuine.

E dopo una tavola così ricca, una domanda sorge spontanea: chi sarà riuscito ad assaggiare tutto? Probabilmente pochi, ma provarci era praticamente un dovere!

La festa della vendemmia di casa Giuffrida, a Trecastagni, si conferma così un’occasione per celebrare non soltanto l’uva e il vino, ma anche l’identità di un territorio che trova nella convivialità una delle sue espressioni più belle.

Perché, in Sicilia, la tradizione non è una fotografia ingiallita da conservare in un cassetto. È qualcosa che si prepara, si canta, si assaggia e si condivide.

E quando a farlo sono circa 300 persone, con un calice di vino in mano, il profumo dei piatti tipici nell’aria e la musica dei Canterini Etnei a ricordare da dove veniamo, il risultato è una festa che lascia il segno.

Bentornata vendemmia, dunque! A Trecastagni, la tradizione ha ripreso il suo posto a tavola. E, a giudicare dal menù, nessuno sembra aver avuto intenzione di lasciarglielo libero troppo a lungo.

Le foto

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