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Dalle carte allo smartphone: come cambia il tempo libero degli italiani

di Redazione | 3 min di lettura
Dalle carte allo smartphone: come cambia il tempo libero degli italiani
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A tavola dopo cena, sul treno per andare al lavoro, in pausa pranzo. Il gioco occupa una parte del tempo libero degli italiani più ampia di quanto si pensi, e negli ultimi anni ha cambiato supporto. Lo raccontano due rilevazioni pubblicate nel 2026, una dell’Istat e una di IIDEA, l’associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia.

Le carte restano sul tavolo

Secondo l’indagine Istat «I cittadini e il tempo libero», diffusa a settembre, nel 2024 più di una persona su due, dai 14 anni in su, ha praticato almeno un’attività di gioco. Le carte sono ancora al primo posto: ci giocano circa quattro italiani su dieci, più di quanti si dedichino ai cruciverba o ai giochi di società.

Rispetto a venticinque anni fa la quota è scesa, ma il calo riguarda solo gli uomini. Tra le donne l’abitudine è rimasta stabile, e il mazzo continua a unire generazioni diverse: è diffuso soprattutto tra i ragazzi, ma coinvolge anche un anziano su tre.

In Sicilia le quaranta carte con ori, coppe, spade e bastoni accompagnano le feste in famiglia, e a Natale tornano sul tavolo i giochi di carte più amati dai siciliani, dal cucù alla briscola pazza.

Dal bar allo schermo

Il passaggio al digitale ha coinvolto i giochi che per decenni hanno abitato bar e circoli. Scopa e briscola hanno le loro app, ma il cambiamento riguarda soprattutto le macchine. Il flipper, entrato nei locali italiani nel dopoguerra, è stato affiancato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta dai cabinati con i primi videogiochi, e molti di quei titoli oggi sopravvivono negli emulatori. Le macchine a rulli hanno seguito un percorso simile: nate come congegni meccanici con leva e simboli dipinti, sono diventate prima elettroniche e poi software. In rete esistono siti che ne raccolgono le schede e ne spiegano regole e meccaniche, come le pagine dedicate alle eurobet slot.

Al Sud si gioca meno, tranne che a carte

Il dato territoriale riguarda da vicino l’isola. Nel Mezzogiorno le abitudini di gioco coinvolgono meno della metà della popolazione, mentre al Nord arrivano a quasi sei persone su dieci. La distanza si riduce con le carte, che l’Istat indica come l’attività più trasversale, sia tra le aree del Paese sia tra chi ha titoli di studio diversi.

Lo stesso divario si ritrova nei videogiochi e nell’accesso alla rete. Secondo l’indagine Istat «Cittadini e ICT», nel 2025 ha usato Internet poco meno di otto residenti su dieci nel Mezzogiorno, mentre nel Centro-Nord la quota supera l’85%.

Lo smartphone al posto della console

I videogiochi coinvolgono circa tre italiani su dieci, con un picco tra i ragazzi delle medie: tra gli 11 e i 14 anni ci gioca quasi l’80%. Tra chi gioca online, il telefono ha superato console e computer come strumento più usato.

Il rapporto di IIDEA sul 2025, basato sull’indagine GameTrack di Ipsos, arriva a conclusioni simili con un metodo diverso. Stima 14,2 milioni di videogiocatori tra i 6 e i 75 anni, quasi quattro su cinque dei quali usano smartphone o tablet. In media dedicano al gioco poco meno di otto ore a settimana, più di un’ora in meno rispetto ai principali mercati europei.

Cambia anche il rapporto con la spesa. Secondo l’Istat, tra i videogiocatori online quattro su dieci usano titoli che permettono acquisti all’interno del gioco, e circa la metà di loro ha speso denaro qualche volta o spesso.

Un passatempo che cambia forma

I numeri descrivono un Paese in cui il gioco occupa ancora una parte stabile del tempo libero, mentre cambiano i mezzi con cui lo si pratica. Il mazzo resta presente in molte case e il telefono è diventato lo strumento più usato da chi gioca online. Per il Sud resta aperta la questione dell’accesso alla rete, che accompagna anche la distanza registrata nei videogiochi.

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