Oscar Wilde scrisse che la musica è l’arte che è più vicina alle lacrime e alla memoria. Secondo la psicologa specializzata in musicoterapia Carol Krumhansl la musica trasmessa di generazione in generazione dà forma ai nostri ricordi autobiografici, preferenze e risposte emotive, un fenomeno che chiamiamo colpi di reminiscenza. Queste nuove scoperte segnalano l’influenza della musica durante l’infanzia. Il discorso naturalmente è applicabile tanto alla musica strumentale, quanto alle canzoni popolari. Pensiamo ad esempio a interpreti e autori come Elvis Presley, Frank Sinatra o ai Beatles. Durante lo scorso autunno, con il documentario realizzato da Peter Jackson, Get Back, si è tornato a parlare in modo massiccio degli ultimi momenti dei Fab Four, quando stavano registrando quello che sarebbe poi diventato Let it Be.
Paul McCartney ebbe all’epoca un’intuizione da autentico documentarista, malgrado fossero John Lennon e Ringo Starr i due Beatle più vicini agli ambienti cinematografici. Ispirandosi al concetto di cinema verité, secondo il canone portato avanti dal sociologo Edgar Morin, fece realizzare un documentario monumentale, per durata e impatto audiovisivo: il girato arrivò infatti a 60 ore di video più 150 ore di audio. All’epoca le due cose venivano realizzate in modo separato, motivo per cui quando il musicista di Liverpool ha avuto l’idea di tornare su questo materiale, ha chiesto aiuto al cineasta neozelandese di occuparsi della realizzazione di un docufilm, come vengono chiamati oggi questi prodotti, seguendo però le linee guida di Morin. Ne è sortito un documento shock di otto ore, distribuito da Disney Plus, che molti utenti hanno potuto visionare, commentare e recensire.
Non è un caso se il prodotto finale ha diviso pubblico e critica, come spesso avviene con film e contenuti capaci di creare dibattito e punti di vista manichei. Un po’ quello che sta succedendo con il successo di un’altra band, stavolta italiana e contemporanea come i Maneskin. Dietro questa operazione ci sono infatti interessi importanti come quelli di Sony Music Italy, che poi vuol dire Sony/Columbia, ovvero uno dei grandi giganti dell’industria musicale discografica a livello mondiale. Ed è proprio oltreoceano che la band romana è riuscita a convincere il pubblico più intransigente, quello dello zoccolo duro del rock. Un cammino che era iniziato già prima del 2017, quando la band aveva preso parte e vinto X-Factor.
Per Andrea Rosi, CEO di Sony Italy, il merito è della versatilità del quartetto, unita all’ampiezza delle loro influenze. Dopo l’Eurovision però è stato il successo della loro versione di Beggin’ (vecchio successo rivisitato per l’occasione) diventato virale per merito di TikTok, a fare da apripista al successo di Spotify. Qualcosa di notevolmente diverso rispetto ai Beatles, che 50 anni fa erano tra le band con più long play venduti della storia. Tuttavia la vera differenza oggi la fanno streaming e social, capaci di saltare ogni barriera possibile tra Paesi, anche se per i produttori bisogna concentrarsi sul concetto di organic, per essere davvero spendibili e per aumentare il fatturato.
Lo stesso principio secondo cui gli eventi sportivi live, promossi e visionati attraverso le piattaforme di streaming, la pay-tv on demand e le crescenti realtà di Dazn, Infinity e Prime Video, devono poi convergere a livello di pubblico e di spettatori a un ritorno massiccio negli stadi. Ci sono biglietti che devono essere venduti e staccati, un altro aspetto che unisce il mondo della musica e quello dello sport, specialmente in termini di scommesse Italia per il circuito del betting online. Ambiente sportivo che dopo un 2021 all’insegna del rinascimento post Covid, si proietta già verso quelli che saranno gli appuntamenti più importanti dell’anno in corso. Ci sono infatti a breve gli ottavi di finale di Champions League, i sedicesimi di finale di Europa League, oltre al girone di ritorno dei campionati di massima divisione, che tornano protagonisti dopo la pausa per le qualificazioni del mondiale in Qatar del prossimo autunno 2022.