Tra i temi caldi da aspettarci nel 2022 c’è quello relativo all’empowerment delle donne, cioè alla valorizzazione del ruolo e delle competenze femminili nel mondo del lavoro.
La pandemia da Coronavirus ha messo a dura prova la carriera delle donne: il doppio rispetto ai colleghi uomini, nel 2020, ha perso il lavoro a causa delle difficoltà economiche delle imprese e al disagio del dover conciliare la cura della famiglia con l’impegno lavorativo.
Come fotografa un rapporto stilato da Randstad Research, ad oggi, in Italia sono più di 7 milioni in Italia le donne inattive rientranti nella fascia di età 30-69 anni, pari al 43% del totale. La media è preoccupante se confrontata con quella europea, che si attesta intorno al 32%.
“Il nostro Paese ha un problema della valorizzazione complessiva delle sue risorse femminili”, è il commento di Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità, durante un convegno alla Luiss Business School, promettendo che “tutti i soldi che arriveranno dall’ Europa avranno come obiettivo il compimento di una sfida della nostra democrazia come il raggiungimento della parità di genere”.
Poco lavoro e tanti infortuni
A fronte di numeri tanto bassi, è paradossale la situazione delle donne lavoratrici. I dati INAIL sulle differenze di genere nel mondo del lavoro e sull’incidenza di infortuni e malattie professionali tracciano i contorni di un quadro semplice da decifrare: nell’ultimo quinquennio, le denunce di infortunio delle lavoratrici hanno registrato un aumento dell’1,8%, maggiore rispetto a quello rilevato tra gli uomini (+1,0%).
In particolare, dei 231.128 infortuni denunciati dalle lavoratrici, il 76,5% sono avvenuti in “occasione di lavoro” (circa il 98% senza mezzo di trasporto) e il 23,5% “in itinere” (il 62,5% con mezzo di trasporto).
Le malattie professionali femminili più frequenti sono state:
Se sottoscrivere la polizza infortuni che copra dagli incidenti sul lavoro è il primo passo per tutelare la propria salute, ancor più importante è permettere alle donne di lavorare in un contesto che tenga in considerazione le peculiarità femminili, per farne un elemento di valorizzazione.
Gli obiettivi per i prossimi anni
L’uguaglianza di genere, declinata nel mondo del lavoro così come nella vita di tutti i giorni, è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unesco e nei target della Commissione Europea. Anche l’Italia vuole fare la propria parte, con la lente di ingrandimento fissata sull’inserimento delle donne in ambito professionale, sul miglioramento delle condizioni psico-fisiche delle lavoratrici e sulle best practices per favorire la produttività.
“Il problema serio è che non valorizzando le risorse femminili, non solo c’è un problema di carenza di crescita, ma di produttività, non si riescono a selezionare adeguatamente i talenti. In questo contesto alcuni nodi cruciali che ci trasciniamo da tanti anni non sono mai entrati in un’agenda effettiva che abbia la parità di genere come un obiettivo strategico reale. Noi abbiamo investito molto meno di altri Paesi, ad esempio sulle infrastrutture sociali fondamentali per liberare le donne dal sovraccarico di lavoro familiare superiore a quello degli altri Paesi avanzati”, ha concluso Bonetti sottolineando come sia fondamentale ribadire “l’importanza di dare una interpretazione piena del concetto di empowerment, di autoaffermazione delle donne a tutti i livelli, anche, e non solo, nei ruoli decisionali”.