La recente pronuncia della Corte Costituzionale, che ha giudicato inammissibile il referendum per la legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo, ha riacceso il dibattito sul tema. Al momento, le possibilità di riformare la normativa vigente sono rappresentate dal Testo base per la riforma del Testo unico sugli stupefacenti, adottato in Commissione Giustizia e atteso da un complesso iter parlamentare.
Ciò nonostante, in Italia esistono già alcune tipologie di cannabis ‘legale’. Una di queste è la Cannabis FM-2, destinata all’uso terapeutico e farmaceutico. Viene prodotta dall’Istituto Militare di Firenze, un’officina autorizzata dall’AIFA, ed è impiegata per la produzione dei farmaci cannabinoidi. In aggiunta, dal 2017 in poi, si è sviluppata una nicchia di mercato di prodotti derivati dalla cannabis e definiti comunemente ‘light’, a seguito dell’entrata in vigore della Legge 242/2016. In questo articolo, vediamo di cosa si tratta.
I derivati della cannabis ‘light’, o legale, sono un’insieme di prodotti ricavati secondo quanto disposto dalla Legge n. 242 del 2016, recante “disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”.
Nello specifico, la norma si applica “alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole”, ovvero alla cannabis sativa Linneus, la sola varietà coltivabile a livello comunitario. Come sancito dall’articolo 2, la coltivazione è “consentita senza necessità di autorizzazione”; dalla canapa è possibile ricavare alimenti, cosmetici, semilavorati (fibra, canapulo, polveri, cippato, oli e carburanti), materiale da destinare a lavori di bioingegneria, di bioedilizia o per la “fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati”. La canapa coltivati ai sensi della legge sopra citata può essere impiegata anche come biomassa a fini energetici “esclusivamente per
l’autoproduzione energetica aziendale”, nel rispetto della normativa di riferimento.
La definizione ‘light’, che non trova riscontro dal punto di vista normativo, è ampiamente utilizzata in ambito commerciale per identificare i derivati della canapa sativa a basso tasso di THC. In particolare, i prodotti ‘light’ sono quelli che presentano una concentrazione di principio attivo inferiore o pari allo 0,5%, pari a 5 mg/kg. I derivati della cannabis caratterizzati da una quantità così esigua di THC non producono effetti psicoattivi né provocano dipendenza; di conseguenza, sono generalmente ritenuti innocui (la definizione ‘light’ fa riferimento proprio a questo aspetto).
I principali derivati ‘leggeri’ della cannabis sativa sono la marijuana e l’hashish legali, ossia contenenti un tasso di THC congruente con i limiti imposti dalle normative attualmente vigenti. La prima si ricava dalle infiorescenze delle piante femminili di canapa; il secondo, invece, è una pasta collosa formata principalmente dalla secrezione resinosa prodotta dalle cime della pianta.
L’hashish light, così come la marijuana, viene commercializzata da negozi autorizzati oppure da e-commerce specializzati come www.highonlifeweed.com. A tal proposito, è consigliabile non rivolgersi mai a canali di vendita opachi o poco tracciabili, sia per avere sufficienti garanzie circa la sicurezza e la conformità del prodotto, sia per non alimentare il mercato illegale.
Al netto del contenuto irrisorio di principio attivo, la cannabis legale ha molte caratteristiche in comune con quella che in molti paesi viene ritenuta una sostanza psicotropa. In particolare, i prodotti ‘light’ hanno una connotazione aromatica molto simile, in quanto contengono la stessa tipologia di terpeni.
Nello specifico, i derivati della cannabis light hanno un aroma piuttosto intenso, in cui spiccano note fruttate e agrumate; a queste si aggiungono sfumature di legno, vaniglia, cedro e incenso, a seconda della varietà genetica di cannabis utilizzata per la produzione. Molte specie si contraddistinguono anche per il profumo dal tratto leggermente speziato, per via delle note di pepe nero.