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23.10.2026

Stop dei Tir finito, l’agricoltura siciliana fa i conti con i danni: “Servono ristori alle aziende”

di Redazione | 2 min di lettura

L'autotrasporto riparte, ma per le aziende agricole siciliane resta il conto dei danni provocati dai giorni di fermo

Stop dei Tir finito, l’agricoltura siciliana fa i conti con i danni: “Servono ristori alle aziende”
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L’autotrasporto riparte, ma per le aziende agricole siciliane resta il conto dei danni provocati dai giorni di fermo. Prodotti ortofrutticoli finiti al macero, giornate di lavoro sospese e commesse perse sono alcune delle conseguenze denunciate da Confagricoltura Sicilia, che adesso chiede alla Regione di prevedere ristori economici per le imprese colpite.

La ripresa dei collegamenti viene accolta positivamente dall’organizzazione agricola, soprattutto perché arriva nel pieno della campagna di commercializzazione delle produzioni dell’Isola.

Ortofrutta bloccata e prodotti finiti al macero

Le conseguenze del fermo, secondo Confagricoltura Sicilia, si sono fatte sentire in tutta la regione.

Particolarmente colpito il settore dell’ortofrutta fresca, dove i tempi di consegna sono determinanti a causa della rapida deperibilità dei prodotti. Durante lo stop, parte della merce è rimasta ferma nei magazzini e nelle celle frigorifere senza poter raggiungere i mercati di destinazione.

Diversi agricoltori avrebbero continuato a raccogliere i prodotti per evitare conseguenze sulle piante, sostenendo quindi i costi della raccolta nonostante la merce fosse poi destinata al macero.

In alcuni casi le aziende hanno anche dovuto sospendere le giornate lavorative degli operai.

Danni anche per florovivaismo e zootecnia

Le difficoltà non hanno riguardato soltanto l’ortofrutta. Confagricoltura segnala ripercussioni significative anche per florovivaismo e zootecnia, settori nei quali la continuità delle consegne rappresenta un elemento essenziale dell’attività produttiva.

Al danno immediato derivante dalla merce persa si aggiunge poi quello commerciale.

Durante il fermo, infatti, alcuni dei principali acquirenti del Nord Italia e le catene della grande distribuzione si sarebbero rivolti a produttori di altri Paesi per garantire la continuità delle forniture.

Le commesse perse, avverte l’organizzazione, potrebbero quindi richiedere tempo per essere recuperate.

Marchese Ragona: “Le imprese non hanno più margini”

Da qui la richiesta rivolta al Governo regionale e all’Assemblea regionale siciliana.

“Rivolgiamo ora un appello al Governo regionale e all’Ars affinché, nel primo provvedimento utile, siano previsti congrui ristori per le aziende colpite”, dichiara il presidente di Confagricoltura Sicilia Rosario Marchese Ragona.

“Sono imprese che quest’anno hanno già assorbito i rincari di gasolio, fertilizzanti ed energia e che oggi non hanno più margini per sostenere perdite di questa entità“, aggiunge.

Secondo Marchese Ragona, quanto accaduto dimostra inoltre la necessità di intervenire in maniera strutturale sulla logistica e sui costi legati all’insularità, per evitare che nuove interruzioni dei collegamenti mettano nuovamente in difficoltà le produzioni siciliane.

Dall’Ars 50 milioni per i cereali e 23 per il gasolio agricolo

Confagricoltura Sicilia esprime intanto apprezzamento per gli interventi approvati dall’Ars con le variazioni di bilancio.

Le misure definitive prevedono 50 milioni di euro destinati alla cerealicoltura e altri 23 milioni per il gasolio agricolo, risorse arrivate dopo le richieste avanzate dalle organizzazioni di categoria.

Per Confagricoltura, tuttavia, resta ora da affrontare il capitolo delle perdite direttamente provocate dal fermo dell’autotrasporto, con la richiesta di inserire specifici ristori nel primo provvedimento regionale utile.

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