La Sicilia e la Liguria si posizionano le prime Regioni italiane per numero di divorzi
La Sicilia è una delle Regioni italiane con maggior numero di divorzi in rapporto alla popolazione, con 7.000-7.500 casi l’anno, a pari merito con la Liguria, e non detiene il minor numero di matrimoni l’anno, ma si registra una lenta decrescita e, secondo quanto riporta l’Istat, nel 2024 si sono registrati 7.304 divorzi e 7.538 nel 2023.
Per i matrimoni, l’Isola si posiziona al secondo posto in Italia con tre matrimoni ogni mille abitanti, ma con una crescente contrazione rispetto agli anni passati. La Sicilia, ancora, riguardo al numero delle nascite, è in forte decrescita; si registra un calo demografico ai minimi storici, nel 2024 sono state registrate 33.660 nascite, con una contrazione di 1.829 bambini in meno rispetto al 2023. I dati del 2025 evidenziano una discesa ulteriore con un numero di nascite pari a 32.201.
Le cause del calo delle nascite sono dovute al progressivo calo della popolazione femminile, al continuo rinvio della maternità, giunta in media a 32 anni, e poi all’impatto dei flussi migratori dei giovani siciliani verso le Regioni del Nord e all’estero.
Ma ancora le contraddizioni siciliane non finiscono qui. L’analisi della situazione demografica siciliana, a inizio 2026, evidenzia un doppio fenomeno: i siciliani che vanno all’estero e in altre Regioni del Nord e quello dei principali approdi dei flussi provenienti dall’Africa.
Iniziamo a parlare del crescente fenomeno emigratorio con lo spopolamento dell’Isola, sì, la Sicilia risulta la Regione al primo posto con i suoi 844.000 corregionali iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), seguita da Campania, Lazio e Lombardia.
L’Istat evidenzia che la Sicilia perde migliaia di giovani che si spostano verso il Nord ed anche in altri Stati europei. All’interno dell’Isola, le province siciliane, storicamente con il tasso emigratorio più alto, risultano Agrigento, Caltanissetta ed Enna, e proprio, nel centro dell’Isola, viene a registrarsi la crescente fuga emigratoria, la più severa, in considerazione del fatto che il crescente spopolamento supera di gran lunga il numero di giovani che decide di rientrare.
Di contro, gli stranieri che sfiorano i circa 5,4 milioni in Italia, pari al 9 per cento della popolazione nazionale, in buona parte si trovano in Sicilia; qui, la comunità rumena è numericamente significativa, impiegata prevalentemente nel settore agricolo, edilizio e dei servizi alla persona.
Storicamente i rumeni sono la spina dorsale delle coltivazioni in serra. Rimane altissima la percentuale di donne rumene, impiegate nel settore del vivaismo e nel confezionamento dei prodotti agricoli e caseari, specie nel Ragusano, mentre le comunità africane, Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria e area subsahariana, sono altamente presenti principalmente nel settore agricolo e serricolo, specie quello stagionale.
Oltretutto, la Sicilia è l’avamposto della prima accoglienza, dovuta in primis alla rotta del Mediterraneo centrale.
Ma cosa dicono le previsioni reali per la Sicilia fra 20 anni?
Le previsioni demografiche ufficiali indicano che la Sicilia si sta rimpicciolendo dal punto di vista demografico e rapidamente sta invecchiando, ma la composizione della popolazione rimarrà in prevalenza nativa.
L’Istat stima che, a causa del forte calo delle nascite e della continua emigrazione dei giovani, la Sicilia passerà dai suoi attuali quasi 5 milioni di abitanti a 4,3 milioni entro il 2045. La percentuale di cittadini stranieri in Sicilia crescerà dall’attuale 4,3 per cento all’11 per cento della popolazione totale, in linea con la media del resto d’Italia. Sì, l’Isola del Sole, purtroppo, se non si corre ai ripari da parte delle Istituzioni, rischia per prima, nell’intera Europa, di subire un inamovibile, serio e drastico soffocamento demografico.