SICILIA – In occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario nelle Corti D‘Appello di tutta Italia i magistrati stanno protestand0 contro la riforma della giustizia che ipotizza la separazione delle carriere.
A Palermo, la protesta si è fatta sentire in aula.
Numerosi magistrati hanno abbandonato la sala durante l’intervento del rappresentante del Ministro della Giustizia, Alessandro Buccino Grimaldi, rientrando solo alla conclusione del discorso.
In quell’occasione, i giudici si sono presentati con la Costituzione in mano, simboleggiando la loro ferma opposizione al progetto di riforma.
“La separazione – ha sottolineato Matteo Frasca, presidente della Corte d‘Appello di Palermo – delle carriere è la punta di un iceberg, la cui parte sommersa e forse più preoccupante sta via via emergendo. La riforma mira a ridisegnare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, con effetti che superano di gran lunga il semplice cambiamento di carriera dei magistrati. La memoria di Giovanni Falcone merita rispetto, non solo in occasione delle commemorazioni. Se davvero vogliamo rendergli omaggio, dobbiamo adottare il suo incrollabile senso dello Stato, una lezione etica e di stile che oggi si avverte particolarmente necessaria“.
La protesta dei magistrati a Catania e Palermo: magistrati con la toga, coccarde tricolori e ombrelli decorati con articoli simbolici della Costituzione italiana si sono riuniti sulle scalinate del Palazzo di Giustizia di Catania in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario nel Distretto.
La protesta è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) per manifestare il dissenso contro il disegno di legge che prevede la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, una proposta che, secondo i giudici, rischia di compromettere profondamente il sistema giudiziario italiano.
“Non è in realtà una riforma della giustizia, ma è una riforma della magistratura – dichiara Giancarlo Cascino, presidente della sezione catanese dell’ANM – Si tratta di un’iniziativa che vuole disarticolare la magistratura, ridimensionandola, e che punta a rafforzare la preminenza del potere esecutivo“.
Secondo Cascino, la separazione delle carriere, che prevede un concorso specifico per i pubblici ministeri, non garantirebbe più ai cittadini un sistema imparziale.
“Immaginate – continua Cascino – cosa potrebbe accadere: l’inquirente diventerebbe inquisitore, con garanzie sempre più deboli per i cittadini. Il risultato dei pubblici ministeri sarà valutato sulle condanne, non sulla giustizia fatta attraverso un processo equo“.
