L’assemblea all’Interporto di Catania decide all’unanimità di continuare la mobilitazione. Richichi: «Blocco pacifico». Chiesti nuovi interventi per micro imprese, trazionisti e sub-vettori, mentre nei supermercati siciliani iniziano a mancare i prodotti freschi.
La protesta degli autotrasportatori siciliani non si chiude. Dopo la revoca del fermo annunciata dal Comitato Trasportatori Siciliani al termine del confronto con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, l’Aias sceglie una strada diversa e decide di proseguire la mobilitazione.
La decisione è arrivata al termine di una partecipata assemblea all’Interporto di Catania, dove gli autotrasportatori aderenti all’associazione hanno votato «all’unanimità» per continuare lo sciopero.
Le modalità operative saranno definite nelle prossime ore, ma il punto centrale della protesta potrebbe restare il casello di San Gregorio, dove da quattro giorni è attivo un presidio.
«Continueremo il blocco in maniera pacifica, senza impedire a chi vuole andare a lavorare di farlo», ha precisato il leader dell’Aias Giuseppe Richichi.
L’associazione ha predisposto un documento indirizzato al ministro Salvini contenente una serie di richieste che, secondo l’Aias, non avrebbero trovato spazio tra gli impegni assunti durante il tavolo di Milano.
Al centro delle rivendicazioni ci sono soprattutto micro e piccole imprese, trazionisti e sub-vettori, categorie che, secondo l’associazione, rischiano di restare ai margini delle misure finora prospettate.
Una delle principali richieste riguarda l’estensione del credito d’imposta destinato a compensare gli extra costi del caro gasolio anche ai mezzi più datati, a partire dai veicoli Euro IV e dalle classi inferiori.
L’Aias chiede inoltre una sospensione temporanea dei versamenti contributivi e un accesso prioritario alle risorse destinate al rinnovo del parco mezzi.
In particolare, nell’ambito del fondo da 590 milioni di euro annunciato per favorire la sostituzione dei veicoli, l’associazione propone una corsia preferenziale per le imprese che utilizzano ancora mezzi appartenenti alle classi Euro 0, I, II, III e IV.
Tra le altre richieste figurano una linea straordinaria di liquidità per le piccole e medie imprese dell’autotrasporto e maggiori garanzie per trazionisti e sub-vettori.
L’obiettivo è aumentare la tracciabilità dei sub-affidamenti e verificare che gli eventuali aumenti delle tariffe riconosciuti lungo la filiera arrivino effettivamente anche agli operatori più piccoli.
«Non chiediamo una politica di assistenza permanente – sottolinea l’Aias – ma un ponte tra l’emergenza di oggi e la sostenibilità economica di domani».
Intanto la situazione dei presidi resta differenziata sul territorio.
A Palermo è stato rimosso il blocco di via Oreto, in prossimità dell’innesto autostradale, mentre resta quello davanti all’ingresso del porto, al molo Santa Lucia, dove sono presenti una ventina di Tir.
La protesta continua anche a Tremestieri, nella zona sud di Messina, oltre che alla barriera autostradale di San Gregorio, uno dei punti nevralgici per l’accesso all’A18 Catania-Messina.
Il quadro della mobilitazione resta dunque diviso: una parte degli autotrasportatori ha ripreso l’attività dopo la decisione del Cts, mentre l’Aias mantiene lo stato di protesta e chiede ulteriori interventi al Governo.
Nel frattempo diventano sempre più visibili gli effetti della protesta sulla distribuzione alimentare.
Dopo cinque giorni di consegne mancate o fortemente rallentate, in numerosi supermercati della grande distribuzione siciliana si registrano scaffali vuoti, soprattutto nei reparti più legati alla continuità della catena del freddo.
Le carenze interessano in particolare ortofrutta, carne, formaggi e salumi confezionati, latticini e surgelati, con difficoltà segnalate in diversi punti vendita di catene come Lidl, Eurospin, Conad e Famila.
I responsabili dei supermercati confidavano in una ripresa delle forniture tra oggi e domani dopo la revoca del fermo decisa dal Cts. La prosecuzione della protesta da parte dell’Aias rende però il quadro ancora incerto.
La situazione appare meno critica nei negozi di prossimità, nelle salumerie, nelle macellerie e nei fruttivendoli.
Anche nei mercati storici, come Ballarò a Palermo, l’impatto risulta per il momento più contenuto grazie ai rifornimenti provenienti da produttori e grossisti locali.
Resta operativo anche il mercato ortofrutticolo di Palermo, sebbene alcuni camion in arrivo nelle prime ore della mattina siano stati rallentati dagli autotrasportatori ancora impegnati nella mobilitazione.