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04.11.2026

Estorsione aggravata dal metodo mafioso, a processo la figlia di Totò Riina e il marito

di Redazione | 1 min di lettura
Estorsione aggravata dal metodo mafioso, a processo la figlia di Totò Riina e il marito

Dovranno comparire davanti ai giudici del Tribunale di Firenze Maria Concetta Riina, figlia dello storico capo di Cosa Nostra Salvatore “Totò” Riina, e il marito Antonino Ciavarello. Il gup Anna Liguori ha disposto il rinvio a giudizio di entrambi, accusati di concorso in estorsione, anche nella forma del tentativo, con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di due imprenditori toscani.

Il processo prenderà il via il 27 gennaio 2027 davanti alla terza sezione del Tribunale fiorentino.

Le richieste di denaro e le presunte intimidazioni

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Antonio Nastasi, ci sarebbero una serie di richieste di denaro avanzate nel corso del 2024 nei confronti dei due imprenditori. Secondo l’ipotesi accusatoria, le pressioni sarebbero state accompagnate da telefonate e messaggi dal contenuto ritenuto intimidatorio.

Tra le comunicazioni attribuite a Maria Concetta Riina, inviate a uno degli imprenditori, figurerebbe anche la frase: “Noi siamo sempre gli stessi, le persone non cambiano”. Un’espressione che, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata per esercitare pressione sulla vittima, facendo leva anche sul nome e sulla storia della famiglia.

Il coinvolgimento del marito e il denaro consegnato

Nella vicenda sarebbe coinvolto anche Antonino Ciavarello che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe continuato a sollecitare pagamenti attraverso messaggi telefonici nonostante si trovasse detenuto nel carcere di Chieti.

Uno dei due imprenditori, originario della provincia di Siena, avrebbe ceduto alle richieste, consegnando a Maria Concetta Riina mille euro e una cesta di prodotti alimentari del peso di 45 chili, il cui valore sarebbe stato stimato in circa 350 euro. Diversa, invece, la posizione dell’imprenditore pisano, che non avrebbe accolto le richieste di denaro.

Sarà ora il dibattimento a fare luce sulla vicenda e a verificare le responsabilità dei due imputati rispetto alle accuse contestate.

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