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23.07.2019

Operazione “Ingaggio”, assunzioni fittizie per indennità e permessi di soggiorno: arrestato imprenditore e oltre 180 indagati

di Redazione
Operazione “Ingaggio”, assunzioni fittizie per indennità e permessi di soggiorno: arrestato imprenditore e oltre 180 indagati

RAGUSA – Tra sabato e lunedì i militari della Guardia di Finanza di Ragusa hanno dato esecuzione a ordinanze cautelari nei confronti di altrettante organizzazioni ritenute responsabili di un’ingente truffa ai danni dell’INPS e di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Nel complesso, nell’ambito dell’operazione Ingaggio coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, è stata eseguita un’ordinanza che dispone la custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di G. S., 32 anni, un imprenditore agricolo di Comiso, e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri 3 soggetti: G. N., 22 anni e fratello dell’imprenditore, I. G., 47 anni, consulente del lavoro di Santa Croce Camerina e R. M., 44 anni, imprenditore agricolo di Santa Croce Camerina;

L’operazione è stata condotta dalla compagnia di Ragusa ed è partita dall’analisi di una evidente sproporzione, oltre il 700%, tra le giornate di lavoro che gli imprenditori segnalavano all’INPS mensilmente e quelle rilevate dai dati statistici regionali sulla base dei terreni in uso agli indagati.

Le indagini hanno permesso di accertare come l’imprenditore G. S., avvalendosi anche della complicità del professionista, a fronte di circa 2mila giornate necessarie per l’esecuzione delle colture dichiarate, ha effettuato comunicazioni all’istituto previdenziale per l’assunzione fittizia di circa 400 posizioni di operai a tempo determinato, per un totale di 16.852 giornate di lavoro dichiarate.

Si tratta di 150 lavoratori che hanno lavorato solo in carta, al fine di percepire indebiti pagamenti di indennità di disoccupazione, di malattia, maternità e assegni familiari, anche a favore di famiglie composte da numerosi soggetti, non sempre presenti sul territorio nazionale.

Si trattava in effetti di una vera e propria compravendita di giornate di lavoro, dove anziché essere il datore di lavoro a retribuire il bracciante era quest’ultimo a pagare l’imprenditore, spesso all’esito della percezione delle indennità. Le indagini hanno fatto emergere che i lavoratori fittizi davano al datore di lavoro una parte somme ricevute nella misura di circa 14/17 euro per ogni giornata di falso ingaggio.

Sono state anche riconosciute nei confronti dei titolari delle azienda agricole ipotesi di reato di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, in quanto in almeno 30 casi i contratti fittizi sono stati utilizzati per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno della questura.

I 2 titolari delle aziende agricole, anche per rendere più verosimile la presenza di braccianti, curavano comunque l’esecuzione di una minima attività lavorativa all’interno dei fondi a disposizione.

Per tale attività però veniva impiegata forza lavoro irregolare, pari a oltre 10 unità, sottopagata con circa 3 euro l’ora e tenuta in condizioni igienico sanitarie e abitative precarie, circostanze che hanno anche fatto emergere a carico degli indagati ipotesi di reato di caporalato.

Nel complesso sono 180 le persone indagate in questo filone d’indagine.