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18.12.2017

Parlano i pentiti, i dettagli dell’omicidio di mafia: “Non stava neanche in piedi e lo hanno strangolato”

di Redazione
Parlano i pentiti, i dettagli dell’omicidio di mafia: “Non stava neanche in piedi e lo hanno strangolato”

PALERMO – I carabinieri di Palermo hanno eseguito un provvedimento restrittivo, emesso dal Gip di Palermo su richiesta della Procura distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 3 esponenti mafiosi:

–  Salvatore Lo Piccolo, 75 anni, nato a Palermo;

–  Sandro Lo Piccolo, 42 anni, nato a Palermo;

–  Andrea Adamo 55 anni, nato a Palermo.

Tutti e tre sono responsabili dell’omicidio di Bartolomeo Spatola, risalente al 18 settembre del 2006, in una località tra Montelepre e Giardinello, e poi seppellito all’interno di un terreno di Villagrazia di Carini. Alla svolta nelle indagini hanno contribuito le recenti dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Antonino Pipitone, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini, e quelle dell’altro collaboratore Gaspare Pulizzi, che, correlandole ai conseguenti riscontri eseguiti dai militari, hanno consentito di ricostruire il delitto e determinare i ruoli ricoperti dai destinatari del provvedimento restrittivo. La decisione fu adottata dal reggente dell’epoca del mandamento mafioso di Palermo San Lorenzo, Salvatore Lo Piccolo, e dal figlio Sandro, che, leggendo il contenuto di intercettazioni sviluppate nell’ambito di pregresse attività d’indagini, hanno ritenuto che Bartolomeo Spatola, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Tommaso Natale, li avesse “traditi” e si fosse avvicinato al loro rivale,  Antonino Rotolo, reggente del mandamento mafioso di Pagliarelli, nell’ambito di contrasti già esistenti tra le due fazioni e dovuti al rientro dagli Stati Uniti dei cosiddetti “scappati”, cioè coloro che avevano perso la “seconda guerra di mafia” e che, per avere salva la vita, erano stati costretti ad allontanarsi dalla Sicilia.

La delibera dei Lo Piccolo per l’omicidio di Spatola ebbe un risvolto ancora più tragico, in quanto gli esecutori materiali scambiarono Giuseppe D’Angelo per la vittima designata uccidendolo, il 22 agosto 2006, mentre era seduto vicino a un fruttivendolo di Tommaso Natale. Per questo motivo sono stati già condannati, in via definitiva, i collaboratori di giustizia, Gaspare Pulizzi e Francesco Briguglio, e gli altri componenti del commando di morte: il neo collaboratore di giustizia, Antonino Pipitone, Gaspare Di Maggio e i Lo Piccolo, per il loro ruolo di mandanti. La morte dell’incolpevole pensionato non serviva comunque a fermare i loro propositi omicidiari, che hanno rinnovato la loro sentenza di morte a suo carico, premendo per l’uccisione del presunto “traditore”.

La mattina del 18 settembre 2006, la vittima, che versava in precarie condizioni fisiche ed era in cura con l’ossigeno per gravi patologie respiratorie, fu prelevata nello svincolo autostradale Capaci – Isola delle Femmine e condotto da Pulizzi, a bordo di una motocicletta, vicino al cimitero di Capaci in cui vi era Antonino Pipitone, che lo ha poi condotto a Giardinello, in una casa di campagna abbandonata, dove erano giunti poco prima Sandro Lo Piccolo ed Andrea Adamo. La vittima era convinta di partecipare a un summit di mafia, tanto da aver portato con sé anche alcuni doni, come carne di coniglio e una bottiglia di whisky. Subito dopo, Sandro Lo Piccolo si è allontanato e Andrea Adamo, in presenza di Pipitone, ha strangolato con una corda Spatola, che, così come dichiarato da Antonino Pipitone, “non aveva la forza di stare neanche in piedi… era malato, aveva problemi di asma… aveva sempre il fiatone con l’asma… oltre l’età pure…”. Di seguito, dopo una mangiata, gli indagati hanno fatto sparire il corpo sotterrandolo in un fondo di Villagrazia di Carini, i cui resti furono poi ritrovati nel 2008 grazie alla collaborazione di Gaspare Pulizzi.