La Guardia di Finanza ha individuato all’interno di un’attività commerciale centinaia di articoli sportivi con marchi ritenuti contraffatti e attrezzature utilizzate per personalizzare i capi. Sequestrati anche 316 sticker e transfer. Il titolare è stato denunciato e l’attività sospesa
Un vero e proprio “laboratorio del falso“, con capi di abbigliamento sportivo, sticker, transfer e attrezzature per la personalizzazione dei prodotti. È quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando provinciale di Palermo nel corso di un controllo eseguito in un’attività commerciale di Cefalù, dove sono stati individuati anche tre lavoratori impiegati in nero.
L’operazione è stata condotta dai militari della Tenenza di Cefalù, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio a tutela della legalità economico-finanziaria.
Secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle, l’attività commerciale si sarebbe avvalsa interamente di lavoratori per i quali non era stata effettuata la comunicazione preventiva di assunzione al Centro per l’impiego, con la conseguente assenza delle previste tutele retributive, contributive e assicurative.
Poiché i lavoratori in nero superavano il 10% della forza lavoro presente al momento dell’accesso, l’Ispettorato territoriale del Lavoro ha disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale.
Durante il controllo, i finanzieri hanno inoltre trovato all’interno del negozio centinaia di capi di abbigliamento sportivo destinati alla vendita, riconducibili a note società calcistiche italiane e straniere e a team di Formula 1.

Dall’esame dei loghi e delle etichette, i militari hanno rilevato elementi ritenuti indicativi della contraffazione dei marchi.
L’attività offriva inoltre ai clienti la possibilità di personalizzare i prodotti acquistati. Attraverso due presse termiche, sui capi potevano essere applicati a caldo sticker e transfer raffiguranti noti brand, anch’essi ritenuti contraffatti e realizzati direttamente nel negozio attraverso una stampante plotter.
Al termine dell’operazione sono stati sequestrati 660 capi di abbigliamento e 316 sticker e transfer, oltre alle apparecchiature che, secondo gli investigatori, venivano utilizzate per la produzione e la personalizzazione della merce.
Il titolare dell’impresa è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Termini Imerese.