Il Consiglio Metropolitano di Catania dice no alla proposta che chiedeva maggiore chiarezza sul percorso di privatizzazione della società che gestisce l’aeroporto.
Il futuro della SAC S.p.A. è stato al centro del confronto nel Consiglio Metropolitano urgente di Catania che si è svolto ieri pomeriggio. Si è discusso del processo di privatizzazione della società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso e del ruolo che dovrà avere l’ente pubblico in questa fase.
Al termine della seduta non è passato l’ordine del giorno presentato dal consigliere Bonaccorsi, dedicato alla trasparenza delle procedure di cessione della società aeroportuale.
Il documento ha ricevuto cinque voti favorevoli e sei astensioni, senza quindi ottenere l’approvazione dell’aula.
La proposta puntava a rafforzare il ruolo della Città metropolitana di Catania quale socio pubblico della SAC, chiedendo un coinvolgimento più diretto nelle scelte legate alla privatizzazione e maggiori garanzie a tutela del territorio e dell’interesse collettivo.
Tra le richieste contenute nell’atto figuravano la possibilità di acquisire tutti gli elementi utili per una valutazione approfondita dell’operazione, una verifica indipendente del valore della partecipazione pubblica oggetto di cessione e una maggiore chiarezza sugli aspetti economici e industriali legati al futuro della società.
L’ordine del giorno sollecitava inoltre la conoscibilità, nel rispetto della normativa vigente, dei criteri adottati per individuare il futuro partner privato, degli investimenti previsti, delle garanzie per i lavoratori e delle strategie di sviluppo degli aeroporti. Un passaggio specifico riguardava lo scalo di Comiso, indicato come parte integrante del sistema aeroportuale della Sicilia orientale e da tutelare nel nuovo assetto societario.
La Lega ha sostenuto l’iniziativa del consigliere Bonaccorsi, condividendo la richiesta di maggiore trasparenza e confronto istituzionale con Regione Siciliana, SAC, enti soci, organizzazioni sindacali e rappresentanti economici del territorio.
La bocciatura dell’ordine del giorno non modifica il percorso di privatizzazione della SAC, ma apre un nuovo fronte politico sul livello di partecipazione degli enti pubblici e sulle garanzie da assicurare per una società strategica per la Sicilia orientale e per gli oltre 900 lavoratori coinvolti.