Parlare di cultura gastronomica del continente indiano significa parlare di un territorio e un insieme di culture estremamente ampio e vario a cui il generico termine “cibo indiano”, che siamo soliti usare quando cerchiamo un ristorante dove ordinare curry da asporto, non rende assolutamente giustizia. Chi ha avuto la fortuna di viaggiare in India o di sperimentare la sua cucina regionale, magari in una metropoli come Londra o New York o in una zona del mondo ad alta densità di immigrati indiani, sa già che esiste un’immensa offerta di cibi di strada consumati a tutte le ore del giorno.
Se questo articolo vi ispirerà a studiare un itinerario di viaggio culinario attraverso la penisola indiana per assaggiare le variegate prelibatezze delle sue regioni, dovete sapere che gli italiani devono richiedere un visto per potersi recare in India. Fortunatamente ne esiste una variante elettronica che rende la vita molto più facile ai viaggiatori.
Panipuri
Tra gli snack più diffusi, il panipuri è un piatto di frittelline di pasta di pane azzimo rotonde e cave, inumidite da un’acqua aromatizzata al tamarindo che conferisce loro un aroma acidulo e un po’ piccante. Le tante varianti prevedono un accompagnamento di ceci o patate, cipolla fresca, coriandolo, chutney aromatici e il mix di spezie chaat masala, che si compone di cumino, zenzero, peperoncino e polvere di mango verde.
Vada pav
Un parente molto lontano del pane e panelle? Si può dire che un minimo lo ricordi? Simbolo della città di Mumbai, capitale dello stato del Maharashtra sulla costa ovest della penisola, il vada pav è un panino ripieno di un mix di patate speziato (ovviamente) impanato nella farina di ceci e fritto. Per guarnire, peperoncini verdi crudi e un chutney a base di aglio, peperoncino e cocco essiccato.
Samosa
Probabilmente vi è già capitato di assaggiare una (chi si ferma a una sola?) samosa alle patate o aloo samosa, la variante più diffusa di questo fagottino fritto. Esistono però diversi altri tipi di ripieno in base alla zona e alle abitudini alimentari legate alla religione: noodles speziati, formaggio filante e peperoncino, piselli, funghi, paneer (un formaggio fresco protagonista di molti curry vegetariani), carne di montone, pesce oppure uova.
Dosa
Queste saporite crespelle vengono preparate con un impasto fermentato a base di riso e fagioli mungo neri e poi farcite di patate, cipolle e piselli. Le varianti prevedono l’aggiunta di formaggio, ghee (burro chiarificato), una salsa rossa piccante a base di aglio, varie spezie o cipolla tritata nell’impasto. Immancabili gli aromatici chutney di accompagnamento.
Il visto elettronico per golosi viaggi in India
La richiesta del visto è obbligatoria per tutti gli affamati viaggiatori italiani o di un altro Paese dell’Unione Europea, Regno Unito e Svizzera compresi. Questo a prescindere dalla finalità del viaggio: il visto elettronico per l’India esiste in varie varianti come l’eTourist per le vacanze oppure l’eBusiness per i viaggi d’affari. Da qualche anno non è più necessario prendere appuntamento all’ambasciata, ma si può fare tutto online in pochi minuti. L’importante è soddisfare i requisiti dell’e-visa India, tra cui un passaporto ordinario valido per almeno sei mesi (il passaporto di emergenza non viene accettato) con almeno due pagine vuote. Una curiosità: chi di mestiere fa il giornalista non può richiedere in alcun caso un visto elettronico, anche se si reca in India per una vacanza e non ha alcuna intenzione di svolgere il proprio lavoro nel Paese. Chi si trova in questa situazione deve quindi programmare il viaggio tenendo conto delle tempistiche dell’ambasciata.