La maggior parte delle malattie che colpiscono gli esemplari delle varie razze canine sono provocate da un’infestazione di origine parassitaria; tra i più comuni e diffusi ci sono le pulci, dei piccoli insetti che possono essere veicolo di svariati disturbi e patologie. Di seguito, vediamo quali sono e come vanno affrontate.
La pulce del cane (Ctenocephalides canis) è un parassita esterno ematofago, ossia si nutre succhiando il sangue dell’animale che lo ospita; quest’ultima è una prerogativa caratteristica degli esemplari adulti, che completano il proprio ciclo riproduttivo durante la permanenza sull’animale ospite. Le femmine depositano le uova (fino a 20 in un solo giorno) che poi vengono disperse nell’ambiente; in tal modo, si formano le larve e le pupe, benché per lo sviluppo completo e il passaggio alla fase adulta occorrono determinate condizioni ambientali, specie per quanto riguarda temperatura e umidità.
Le pulci possono riprodursi tanto su animali domestici (come il cane e il gatto) quando su quelli selvatici, tipo il coniglio o il furetto. Essendo privo di ali, questo tipo di insetto si sposta da un esemplare all’altra grazie ad una spiccata capacità di salto, tant’è che il metodo di infestazione più comune consiste nella semplice coabitazione con un esemplare già infestato. Va poi tenuto presente come le uova, una volta deposte, non si schiudano immediatamente ma possono arrestare il proprio sviluppo fino a sei mesi.
L’infestazione da pulci vera e propria (una condizione chiamata pulicosi) avviene quasi sempre per il morso del parassita, in occasione del quale l’insetto inietta nei capillari della pelle del cane una sostanza anticoagulante che può causare irritazioni cutanee a livello locale. Anche l’ingestione delle uova, che di solito avviene quando il cane si lecca il pelo, è causa di infestazione da pulci, nonché potenziale veicolo di tenie.
Avendo dimensioni estremamente ridotte, le pulci sono quasi sempre molto difficili da individuare a occhio nudo, specie se il cane ha il manto a pelo lungo. Ragion per cui, per accertare la presenza dei parassiti sulla cute del cane, è necessario servirsi di un pettine a denti stretti.
La pulicosi può manifestarsi anche attraverso una serie di sintomi più o meno evidenti, soprattutto nei cani. Il morso di pulce può provocare, come già accennato, reazioni a livello locale, ovvero eritema, croste, pustole, papule e perdita di pelo. I cani, in caso di infestazione particolarmente grave o non curata tempestivamente, tendono a sviluppare la cosiddetta DAP (dermatite allergica da pulci), che si manifesta con una marcata perdita di pelo localizzata nell’area lombo sacrale abbinata a danni cutanei provocati da autotraumatismo. L’infestazione da pulci, infatti, genera anche una forte sensazione di prurito, che spinge il cane a grattarsi in maniera frequente e, talvolta, incontrollata, fino a provocare lesioni che, a loro volta, possono degenerare in infezioni batteriche.
La prevenzione gioca un ruolo di primo piano nella protezione del cane dalla pulicosi. A tale scopo, è indispensabile curare la pulizia degli ambienti – specialmente quelli al di fuori delle mura domestiche – che frequenta più spesso, come sottolinea il portale specializzato parassitistop.it.
È opportuno, da questo punto di vista, pulire cuscini, lenzuola, cucce e qualsiasi altro accessorio per il cane. Al contempo, non va trascurata l’igiene del cane: oltre alle toelettature periodiche, è bene apportare opportuni trattamenti antiparassitari, anche di carattere preventivo. In commercio esistono formulazioni di vario tipo, in grado di agire sia come repellente – in caso di infestazione in atto – sia come agente protettivo sugli esemplari sani. Gli antiparassitari più comuni sono quelli spot-on per uso topico; molto diffusi sono anche i prodotti spray, le compresse e i collari antipulci, che garantiscono una buona protezione anche dopo alcuni mesi.