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Ma i calciatori giocano troppo?

di Redazione
Ma i calciatori giocano troppo?
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Le troppe partite causano sempre più infortuni ai calciatori, ma a Uefa e Fifa non sembra interessare

 

Il calcio di oggi è ormai un lontanissimo parente dello sport che milioni di appassionati hanno seguito ed amato in gran parte del XX secolo. Oggi tutto ruota attorno al denaro e al business: dalle partite agli stadi, dal calciomercato ai diritti televisivi, dagli sponsor alle nuove competizioni.

Come dimostrano le scommesse di Fantasysteam, è oggettivo che oggi siano aumentati a dismisura gli impegni per soddisfare le infinite esigenze degli spettatori, degli sponsor e dei diritti tv. Le partite chiamano soldi, e sarà sempre di più così; è un loop infinito che non può che logorare chi guarda ed avere conseguenze disastrose sui protagonisti in campo.

È infatti chiaro come giocare tanto, anzi troppo, metta a repentaglio la salute dei giocatori – che lamentano eccessiva stanchezza e persino troppi infortuni. I dati in merito sono una prova schiacciante, sia per quanto riguarda la Serie A che gli altri campionati europei. E la situazione non accenna a fermarsi. Si è ormai giunti ad un punto di non ritorno.

Troppe partite per i calciatori? Uefa e Fifa continuano ad aumentare gli impegni

 

È sotto gli occhi di tutti ormai che le partite di calcio professionistico siano in costante aumento. La maggior parte dei giocatori, soprattutto quelli di più alto livello, gioca anche più di 60-65 partite in una sola stagione.

Questo avviene perché oltre alle classiche gare di campionato ci sono le coppe nazionali, poi per alcune anche le coppe europee. E non bastavano Champions ed Europa League: dall’anno scorso la Uefa ha aggiunto anche la terza, chiamata Conference League. Si gioca ogni weekend e, quando non c’è l’Europa, si scende in campo anche nel turno infrasettimanale valido per il campionato.

Ma non è tutto. Molti giocatori devono infatti far fronte anche agli impegni delle proprie nazionali. Al momento si stanno giocano le qualificazioni per l’Europeo di Germania del 2024 organizzato dall’Uefa, ma lo stesso avviene a rotazione per i Mondiali gestiti dalla Fifa. Come se non bastasse, i massimi organici calcistici europei e mondiali hanno aggiunto la Nations League, le Supercoppe Europee, il Mondiale per Club e molteplici amichevoli.

Tutto ciò va ovviamente a danneggiare in primis i calciatori, che accusano sempre più infortuni di ogni tipo – soprattutto muscolari. I ragazzi sono spremuti a tal punto da giocare spesso partite “superflue” non nelle migliori condizioni fisiche. Senza parlare poi della pressione mentale e dello stress che giovani atleti devono sottostare costantemente per oltre 11 mesi all’anno, quasi senza sosta.

Ma quindi, alla luce di ciò, vale davvero la pena aumentare così tanto la quantità delle partite – con tutto quello che ne consegue – per poi perderne drasticamente in termini di qualità?

I calciatori giocano troppo? Le parole di Pep Guardiola

 

Tanti allenatori si sono espressi ultimamente riguardo alla faccenda delle troppe partite, degli impegni inutili e dei tantissimi infortuni ai propri giocatori chiave. Maurizio Sarri si è spesso lamentato di tutto ciò, inveendo contro Figc, Uefa e Fifa, senza però ottenere grandi risposte.

Stessa cosa fanno da tempo i tecnici della Premier League, tra i più colpiti dai calendari così serrati avendo loro due coppe nazionali inglesi a cui rendere conto. In particolare, si è esposto Pep Guardiola – l’allenatore del Manchester City: “Guardiamo all’esempio dell’NBA. Loro giocano 80 partite a ritmi serrati, ma poi quando si fermano hanno una pausa di 3-4 mesi per ricaricarsi e ripartire ancora più forte. Chi non fa i playoff ha un periodo di riposo davvero molto lungo. Nel calcio invece la sosta estiva è di sole 3 settimane”.

Il tecnico dei Citizens poi si lancia in una proposta tanto forte quanto sensata: “I giocatori devono imporsi contro Uefa e Fifa. Devono fare sciopero! Forse a quel punto qualcuno capirà la gravità della situazione. Dipende tutto da loro: per cambiare qualcosa devono esporsi in prima persona. Il calcio può continuare senza di me, ma non senza di loro”.