"I modelli digitali utilizzati per ricostruire l'evoluzione dei crateri sono stati riprodotti mediante stampa 3D, consentendo a persone non vedenti di esplorare, con il tatto, la morfologia della sommità dell'Etna" ha dichiarato la co-autrice dello studio, Emanuela De Beni
Una storia costituita da oltre un secolo e mezzo di trasformazioni è quella che, con soggetto l’Etna, è stata ricostruita grazie ad una “macchina del tempo” fotogrammetrica. Lo strumento, infatti, è stato capace di integrare le prime carte topografiche con fotografie aeree, rilievi effettuati tramite droni e immagini satellitari di natura moderna.
L’intero progetto fa così parte di uno studio portato avanti dai ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dell’università di Milano-Bicocca (GeoVires Lab), il quale si pone come obiettivo quello di ricostruire l’evoluzione morfo-strutturale dell’area sommitale dell’Etna. Nello specifico il periodo preso in considerazione è quello che va dal 1865, anno di realizzazione della carta topografica, al 2024.
Secondo quanto emerso, infatti, “solo” 160 anni fa al vertice del vulcano vi era un unico grande cratere Centrale, poi oggetto di una trasformazione progressiva. Tale mutamento è stato allora seguito tramite l’integrazione e la validazione di 14 dataset, ottenuti con tecniche e risoluzioni differenti. In questo modo è stato, quindi, possibile risalire all’attuale composizione, caratterizzata dai crateri sommitali: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est. Ad esprimersi è la stessa autrice dello studio, la tecnologa dell’Ingv Cristina Proietti, che ha dichiarato: “Abbiamo riportato nello stesso sistema di riferimento dati prodotti nell’arco di quasi 160 anni e con tecniche profondamente diverse: dalle carte topografiche storiche alle fotografie aeree, fino ai dati satellitari e ai rilievi da drone ad alta risoluzione e questo ci ha permesso di costruire una vera e propria macchina del tempo topografica con cui osservare quantitativamente come è cambiata la sommità dell’Etna“.
L’attuale ricostruzione, quindi, testimonia un passaggio dalla configurazione in prevalenza monocentrica ad un sistema policentrico altamente dinamico, con i quattro crateri che dimostrano comportamenti morfologici diversi tra loro.

I risultati dello studio hanno allora permesso di definire come la Voragine sia caratterizzata dalla, recente, crescita costruttiva mentre la Bocca Nuova e il Cratere di Nord-Est mostrano cicli di riempimento seguiti da subsidenza. Diverso, invece, è il caso del cratere Sud-Est, che si distingue per via della sua marcata crescita con una progressiva espansione verso est. Un ultimo parere, infine, arriva dalla co-autrice dello studio, la ricercatrice dell’Ingv Emanuela De Beni, che ha aggiunto: “Il progetto ha avuto anche una ricaduta nell’ambito della divulgazione scientifica accessibile. I modelli digitali utilizzati per ricostruire l’evoluzione dei crateri sono stati riprodotti mediante stampa 3D, consentendo a persone non vedenti di esplorare, con il tatto, la morfologia della sommità dell’Etna e le sue trasformazioni nel tempo”.