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06.05.2026

Il passaggio dall’oralità alla scrittura grazie al papiro

di Redazione
Il passaggio dall’oralità alla scrittura grazie al papiro
Indice

Il passaggio dall’oralità alla scrittura rappresenta uno snodo epocale per l’umanità. Come analizzato da Walter J. Ong in “Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola” (1982), la scrittura non è solo un supporto, ma una tecnologia che ristruttura il pensiero, rendendolo più astratto e analitico rispetto alla concretezza della parola orale. Naturalmente questo passaggio non è stato immediato e i supporti su cui esercitare le prime forme di scrittura sono stati assai variegati.

Il passaggio dall’oralità alla scrittura rappresenta anche una rivoluzione cognitiva, non solo tecnica. Se l’oralità si fondava sulla memoria viva, sul ritmo e sulla ripetizione per preservare il sapere, la scrittura nasce dall’esigenza pratica di fissare nel tempo transazioni commerciali e leggi.

Evolvendosi dai pittogrammi sumeri ai sistemi fonetici (come l’alfabeto greco), la parola diventa un “oggetto” visibile. Questo distacco tra l’oratore e il discorso permette un pensiero più astratto e analitico, trasformando la narrazione mitica in indagine logica. È il salto dalla sapienza incarnata alla conoscenza archiviabile: il testo diventa la memoria esterna dell’umanità.

Il papiro

Il papiro presso gli antichi egizi ha dato un contributo fondamentale alla diffusione della scrittura. Se l’invenzione della scrittura è stata il “software”, il papiro è stato l’hardware che ne ha permesso la prima vera scalabilità di massa. Senza di esso, la scrittura sarebbe rimasta intrappolata nella pietra o nell’argilla: monumentale, ma immobile.

Il papiro ha trasformato la scrittura in tre modi fondamentali:

  • A differenza delle tavolette di argilla mesopotamiche (pesanti e fragili) o delle steli di pietra, il papiro era leggero, flessibile e arrotolabile. Questo ha permesso:
  • La nascita della burocrazia a distanza: gli ordini del Faraone potevano viaggiare rapidamente lungo il Nilo.
  • La creazione di archivi e biblioteche, poiché centinaia di metri di testo potevano essere conservati in poco spazio.

Un’opera particolarmente suggestiva come il Libro dei Morti è stata scritta prevalentemente su rotoli di papiro. Essendo una raccolta di formule magico-religiose destinate ad accompagnare il defunto nel viaggio verso l’Aldilà, il papiro era il supporto ideale: leggero, prezioso e abbastanza lungo da contenere testi complessi e splendide illustrazioni colorate (le famose “vignette”).

Dal Papiro allo Spin: La Parabola del “Libro”

In fondo, tra un faraone e un giocatore non c’è molta differenza: entrambi cercano un sistema per avvantaggiarsi dalle circostanze. Se per l’egizio il Libro dei Morti era il libretto di istruzioni per non farsi mangiare il cuore dai mostri del Duat, in Book of Ra il libro è lo Scatter: il simbolo sacro che ti permette di scampare al “Game Over” e accedere ai giri gratis. In questo modo siamo passati dalla Parola che salva (il testo sacro) alla Parola che paga (il simbolo grafico). Non leggiamo più i geroglifici per capirne il senso, ma li fissiamo sperando che si allineino. È il trionfo dell’immagine sul logos. La bilancia di Anubi, infine, che pesava il cuore contro una piuma, è stata sostituita dall’RNG (il generatore di numeri casuali). Linteresse è lo stesso, cambia solo la posta in gioco: l’eternità contro un moltiplicatore 500x.