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19.08.2026

Il furto-lampo al Museo di Messina, 2 minuti per rubare le tavole di Antonello: si indaga anche sulla pista mafiosa

di Redazione | 3 min di lettura

La banda avrebbe forzato un ingresso laterale e sfondato la teca blindata con una grossa mazza. Al vaglio le immagini delle telecamere e alcune tracce lasciate durante la fuga. Il procuratore D’Amato: "Valutiamo anche eventuali complicità interne". Procedimento disciplinare per i quattro custodi

Il furto-lampo al Museo di Messina, 2 minuti per rubare le tavole di Antonello: si indaga anche sulla pista mafiosa
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Due minuti, forse tre. Sarebbe bastato pochissimo ai ladri per entrare nel Museo regionale di Messina, raggiungere la sala, sfondare la teca blindata e portare via tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina. Un colpo rapidissimo e apparentemente studiato nei dettagli, sul quale gli investigatori stanno lavorando senza sosta.

Il furto è stato compiuto nella sera di Ferragosto, mentre all’interno della struttura erano presenti quattro custodi.

Cancello scavalcato e porta forzata: poi la teca spaccata con una mazza

Secondo la ricostruzione investigativa, i componenti della banda avrebbero scavalcato il cancello d’ingresso e forzato una porta laterale, riuscendo così a raggiungere direttamente la sala nella quale erano custodite le opere.

A quel punto sarebbe entrata in azione una grossa mazza, utilizzata per infrangere la teca blindata. Presi i dipinti, i ladri si sarebbero dati immediatamente alla fuga. L’intera operazione sarebbe durata appena due o tre minuti.

Non è stato ancora stabilito con certezza quanti fossero i componenti della banda: gli investigatori ipotizzano da due a quattro persone. Le telecamere di videosorveglianza ne avrebbero riprese due all’interno del museo, entrambe vestite di nero.

Gli investigatori stanno passando al setaccio tutti i fotogrammi registrati dal sistema di sicurezza.

Tracce lasciate durante il colpo

Un altro elemento potrebbe rivelarsi determinante. Gli autori del furto avrebbero infatti lasciato alcune tracce, ora all’esame degli investigatori coordinati dalla Procura di Messina.

L’inchiesta è guidata dal procuratore Antonio D’Amato e procede su più fronti. Tra le ipotesi investigative non viene escluso neppure un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata.

Ci stiamo chiedendo se su questo furto milionario non ci sia anche l’opera, il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte“, ha spiegato D’Amato.

Si indaga anche su eventuali complicità interne

Non è l’unica pista seguita. La Procura sta valutando anche l’ipotesi di una possibile complicità interna e il comportamento del personale addetto alla vigilanza.

D’Amato ha parlato di indagini condotte in una “pluralità di direzioni”, comprendendo espressamente anche questa eventualità.

Secondo il procuratore, inoltre, la rapidissima attivazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine potrebbe avere impedito ai responsabili di lasciare la Sicilia con le opere.

I quattro custodi verso il procedimento disciplinare

Parallelamente alle indagini penali si apre il fronte amministrativo.

Per i quattro custodi in servizio la sera di Ferragosto sarebbe pronto un procedimento disciplinare. Il Dipartimento regionale dei Beni culturali attende la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, prima di assumere le proprie determinazioni.

I quattro sarebbero attualmente in ferie forzate.

Secondo quanto emerso finora, l’allarme sarebbe scattato immediatamente, ma i custodi avrebbero inizialmente ritenuto che si trattasse di un falso allarme. Anche questo aspetto dovrà essere chiarito.

Caccia alla banda e alle opere

Restano dunque numerosi interrogativi: chi ha organizzato il colpo? Quante persone vi hanno partecipato? Le opere erano state commissionate da qualcuno? E soprattutto, dove si trovano adesso le tavole sottratte?

Le immagini delle telecamere, le tracce recuperate e la ricostruzione di quei pochissimi minuti diventano adesso elementi centrali dell’inchiesta.

Un furto durato meno di una manciata di minuti che ha privato il Museo regionale di Messina di tre preziose tavole di Antonello e aperto un’indagine che, dalla possibile complicità interna fino alla pista della criminalità organizzata, non esclude al momento alcuno scenario.

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