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05.05.2026

Caso Open Arms e Salvini, la Cassazione: “Il fatto non sussiste poiché non fu sequestro di persona”

di Redazione
Caso Open Arms e Salvini, la Cassazione: “Il fatto non sussiste poiché non fu sequestro di persona”
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MESSINA – La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui, il 17 dicembre 2025, ha confermato l’assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms.

Secondo quanto ricostruito dalla Corte Suprema, la condotta inizialmente contestata a Matteo Salvini si basava sull’ipotesi che l’allora Ministro avesse “privato indebitamente della libertà personale 147 migranti”. L’accusa sosteneva che egli avesse agito “omettendo senza giustificato motivo di esitare positivamente le richieste di Pos (place of safety) inoltrate al suo Ufficio di gabinetto”, arrivando così a provocare un’illegittima privazione della libertà per le persone a bordo. Tale comportamento era stato qualificato come un atto compiuto “nella qualità di ministro dell’Interno” e “abusando dei propri poteri”, costringendo di fatto i naufraghi a restare bloccati sulla Open Arms.

Open Arms, il verdetto della Cassazione: “Il fatto non sussiste”

Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito che tale scenario “non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona“. Il punto di diritto fondamentale risiede nella libertà di manovra della nave: la Corte ha infatti sottolineato che non era stato imposto “nessun divieto di far rotta in altra direzione“. Di fatto, non sussistendo l’intenzione o l’atto di impedire il movimento verso altri scali, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva che “il fatto non sussiste”, scagionando l’ex titolare del Viminale.

Le alternative di sbarco e il ruolo della Spagna

Nelle motivazioni viene dato ampio rilievo alle opzioni alternative disponibili in quei giorni. I giudici riportano che la Spagna aveva indicato “un porto per sbarcare, modificato proprio per limitare nel tempo la permanenza a bordo dei migranti in adesione alla richiesta del comandante della nave”. Inoltre, la Cassazione ricorda che le autorità italiane avevano “messo a disposizione altri due natanti della Guardia Costiera sul quale trasbordare i migranti”. Questa soluzione avrebbe permesso alla Ong di “approssimarsi alle coste spagnole raggiungendo la nave militare spagnola che si sarebbe pure approssimata alla Open Arms”, garantendo una scorta e un supporto logistico per concludere l’operazione fuori dalle acque italiane.

La replica politica di Open Arms

Nonostante la chiusura del caso giudiziario, la Ong non arretra sulla propria linea di principio. L’organizzazione ha infatti ribadito che, indipendentemente dalle sentenze, “continua a rivendicare la contestazione politica alla linea dei ‘porti chiusi’ che il governo italiano tenne in quegli anni“, confermando come la battaglia si sia ormai spostata dal piano penale a quello della critica alle politiche migratorie dell’epoca.