La mobilità post-Covid, trasporti e spostamenti: le intenzioni degli italiani per l’autunno – REPORT Istat

La mobilità post-Covid, trasporti e spostamenti: le intenzioni degli italiani per l’autunno – REPORT Istat

ITALIA – Con l’addio al Ferragosto, si inizia a pensare all’autunno. Scuola, lavoro, spostamenti… Tutti questi ambiti saranno ancora inevitabilmente influenzati dall’emergenza Covid, che ha trasformato molti aspetti della vita quotidiana e dato origine a una “nuova normalità”.

I cambiamenti nell’ambito della mobilità rispetto al periodo pre-2020 sono piuttosto evidenti. Lo conferma anche il report Istat pubblicato negli scorsi giorni (e disponibile qui), che evidenzia le intenzioni degli italiani per il prossimo autunno.


Secondo quanto emerso dall’indagine Istat, il Coronavirus sembra aver ridotto sensibilmente il numero degli spostamenti e aumentato il ricorso a mezzi privati. Le ragioni, in entrambi i casi, sono piuttosto ovvie: paura di un possibile contagio e riduzione delle ore trascorse a scuola o a lavoro (tra Dad e smart working).

Meno spostamenti e meno mezzi pubblici: i dati

Prima che le restrizioni Covid cambiassero le vite di studenti e lavoratori, più dell’80% degli intervistati del report Istat (tutti maggiorenni) si spostava almeno 5 volte a settimana. Oggi, meno del 70% di loro pensa di tornare alla normalità già dal prossimo autunno: nonostante l’auspicio di un anno scolastico/accademico per lo più in presenza (grazie anche al nuovo Protocollo Sicurezza), difficilmente gli spostamenti torneranno frequenti quanto prima del 2020.

I mezzi pubblici, in tempo di emergenza sanitaria, sono diventati “nemici” di tanti. Nonostante il tentativo di porre distanze di sicurezza e di aumentare la frequenza delle corse, molti evitano il più possibile di stare in luoghi affollati. Chi può predilige mezzi privati, soprattutto l’auto, che il prossimo autunno potrebbe garantire quasi la metà degli spostamenti per studio o lavoro (le previsioni, espresse in percentuale, sono disponibili nella tabella in basso).

Fonte immagine: Report Istat

Nonostante la riduzione nell’uso del trasporto pubblico, però, i cambiamenti maggiori per il prossimo autunno riguarderanno non tanto i mezzi quanto la frequenza di spostamento (e questo vale per circa il 25,5% degli intervistati, più di un soggetto su 4). Il Covid è naturalmente indicato dalla maggior parte degli intervistati come causa esclusiva (47,3%) o parziale (33,6%) della riduzione della frequenza degli spostamenti e/o del cambiamento della modalità di trasporto (in questo caso le percentuali sono rispettivamente del 33,6% e del 20,2%).

Oltre studio e lavoro: gli altri spostamenti nell’era Covid

Studenti e occupati si spostano senza dubbio con maggiore frequenza, in generale, ma non sono gli unici a muoversi. E non sono neanche gli unici ad aver cambiato le proprie abitudini a causa dall’inizio della pandemia.

Osservando il rapporto Istat, emerge che, anche per gli spostamenti non legati a studio e lavoro, molti intendono mantenere determinate scelte anche in vista del prossimo autunno.

Anche in questo caso, l’intenzione della maggior parte degli intervistati sembra essere quella di evitare il più possibile i mezzi pubblici. A tal proposito, nel report Istat si legge: “La maggioranza degli intervistati (oltre il 55%) non utilizzava già prima e continuerà a non utilizzare nel prossimo futuro il trasporto pubblico; un quarto lo utilizzerà come in precedenza. Solo una ristretta minoranza (vicina al 2%) ritiene che lo utilizzerà di più mentre il 17,6% lo farà con minor frequenza”.

Fonte immagine: Report Istat

Tre quarti di coloro che non sceglieranno il trasporto pubblico per spostarsi o che utilizzeranno i mezzi pubblici con minore frequenza, naturalmente, hanno citato il Covid come una delle cause alla base della loro scelta.

Conclusione

Il report dell’Istat fornisce dati che confermano l’impatto dell’emergenza sanitaria su uno degli aspetti più importanti della vita quotidiana delle persone: gli spostamenti, siano essi per lavoro/studio o motivati da altre ragioni (si specifica che vacanze e viaggi non sono stati tenuti in considerazione).

Dai risultati si vede come ancora siano pochi a prevedere un ritorno alla normalità per quanto riguarda le proprie attività quotidiane e anche quanto il rischio contagi (assieme ad altri fattori) abbia determinato uno stravolgimento anche dei piani per la mobilità o l’uso dei mezzi pubblici.

Foto di Free-Photos da Pixabay