La Procura europea indaga sull’ex commissario Salvatore Seminara e su due dirigenti. Secondo l’accusa, un comitato privato avrebbe intercettato risorse Ue e regionali destinate a progetti di salute pubblica.
Un comitato di natura privata, creato dall’ex commissario straordinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, avrebbe intercettato fondi europei e regionali destinati a progetti di salute pubblica, gestendoli al di fuori dell’ente pubblico e utilizzandoli anche per pagare consulenze ritenute dagli investigatori non coerenti con le finalità originarie dei finanziamenti.
È il cuore dell’indagine della Procura europea, ufficio di Palermo, che ha disposto un sequestro da 175mila euro e iscritto nel registro degli indagati l’ex commissario straordinario Salvatore Seminara e due dirigenti dell’ente, Maria Daniela Costantino e Gioacchino Basile. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Secondo l’impostazione accusatoria, il comitato STOR-REMESA sarebbe stato utilizzato per ricevere fondi che avrebbero dovuto essere gestiti nell’ambito delle attività istituzionali dell’Istituto zooprofilattico. Il denaro, destinato a progetti di sanità pubblica, sarebbe invece confluito su un conto corrente riferibile al comitato privato, che portava lo stesso nome di un precedente organismo pubblico.
Per gli inquirenti, la creazione del comitato avrebbe consentito a Seminara di sottrarre di fatto all’Istituto zooprofilattico la gestione di una parte significativa dei finanziamenti. Attraverso questo passaggio, l’ex commissario avrebbe assunto il controllo diretto delle attività e dei relativi fondi, amministrandoli in modo privatistico.
La Procura europea ipotizza che gli enti erogatori, cioè Regione e Unione europea, siano stati indotti a versare le somme sul conto del comitato attraverso false attestazioni trasmesse al Dasoe. Il risultato, secondo l’accusa, sarebbe stato lo spostamento della gestione economica dall’ente pubblico a una struttura privata costituita dallo stesso Seminara.
Gli investigatori quantificano in oltre 2 milioni di euro l’ammontare complessivo dei fondi gestiti attraverso il nuovo assetto, con 795.351,84 euro già erogati alla data del 30 giugno 2024. Secondo quanto emerge dagli atti, l’ex commissario avrebbe continuato fino a febbraio 2025 a chiedere il saldo delle somme in favore dell’ente privato da lui costituito.
Uno dei capitoli centrali dell’indagine riguarda le consulenze e i contratti affidati nell’ambito delle attività dello STOR-REMESA. Secondo la ricostruzione della Procura europea, parte delle risorse sarebbe stata usata per remunerare professionisti ritenuti vicini ad ambienti politici o riconducibili a rapporti personali e familiari.
Nelle carte dell’inchiesta viene citata la deputata regionale Marianna Caronia, oggi nel gruppo misto all’Ars, che non risulta indagata. Gli investigatori scrivono che l’ingresso di Gioacchino Basile nell’entourage di Seminara sarebbe stato “caldeggiato” dalla parlamentare, della quale Basile sarebbe stato stretto collaboratore almeno fino a maggio 2024.
Tra le persone contrattualizzate dal comitato, gli inquirenti indicano anche figure che, secondo la Procura europea, avrebbero avuto legami diretti o indiretti con l’area della deputata.
Tra i contratti finiti sotto osservazione compare quello di Federica Bonvissuto, indicata dagli investigatori come persona vicina a Marianna Caronia. La donna è figlia di Angelo Bonvissuto e Silvana Vitale, entrambi destinatari di misura di prevenzione perché ritenuti contigui a Cosa nostra.
Nel fascicolo viene poi citata Giovanna Chiavetta, professionista contabile che, secondo gli accertamenti, avrebbe avuto precedenti rapporti professionali ed economici con società o strutture riconducibili alla famiglia Caronia. Gli investigatori evidenziano che la stessa Chiavetta avrebbe percepito redditi da lavoro dipendente e autonomo direttamente dalla parlamentare regionale in diversi periodi tra il 2020 e il 2024.
Tra gli altri soggetti contrattualizzati e ritenuti vicini alla deputata vengono indicati anche Salvatore Musso, Pietro Crimi e Giulio Padiglione, nipote della parlamentare, assunto a tempo indeterminato come addetto all’amministrazione del personale tra il 2023 e il 2024. A Crimi, geologo, sarebbe stata affidata una consulenza nell’ambito di un progetto sul “climate change”, incarico che secondo gli atti non sarebbe stato rendicontato dallo STOR.
Il punto investigativo più delicato riguarda la presunta trasformazione della gestione di fondi pubblici in un sistema privatistico. Secondo la Procura europea, il comitato STOR-REMESA avrebbe preso il posto dell’Istituto zooprofilattico nella gestione delle risorse, pur trattandosi di fondi destinati a progetti di interesse pubblico.
Gli inquirenti parlano di un “avvicendamento forzato” nel governo dello STOR, realizzato attraverso attestazioni ritenute false e finalizzato all’accredito delle somme sul conto del comitato privato invece che su quello dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia.
Una dinamica che, secondo l’accusa, avrebbe permesso a Seminara di controllare direttamente fondi, incarichi e attività, fuori dal perimetro ordinario dell’ente pubblico.
L’inchiesta è condotta dalla Procura europea, competente per i reati che riguardano la tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea. Il sequestro da 175mila euro rappresenta una prima misura patrimoniale nell’ambito di un’indagine che punta a ricostruire la destinazione dei fondi e la regolarità degli incarichi affidati.