È proprio il caso di "chiedere lumi” al Generale Giovanni Ridinò, quale esperto in crisi belliche, e che ha avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad "UNIFIL" presso le Nazioni Unite in New York
La Guerra ibrida della Russia contro i Paesi europei, orchestrata da Vladimir Putin per indebolire il supporto degli aiuti all’Ucraina, destabilizzando le democrazie occidentali e stuzzicare la Nato dell’UE, è in piena ascesa. In termini più chiari, per incapacità di Diplomazia internazionale, l’intero territorio europeo sta attraversando la cosiddetta “zona grigia”, portandosi sotto la soglia di una risposta militare diretta della Nato. Stiamo per attraversare la brutta linea di non ritorno come manomissioni di cavi sottomarini nel Mar Baltico e violazioni dello spazio aereo come in Germania e Polonia.
Ancora offensive informatiche continue prendono di mira punti critici del continente europeo, tra cui ospedali, ministeri ed impianti di sistemi idrici per paralizzare servizi pubblici essenziali. Governi europei stanno inasprendo i controlli tanto da rendere ancora più aggressive le risposte del Cremlino. Ultima, la visita del primo Cancelliere tedesco a Kiev per garantire il continuo invio di aiuti militari, non lascia intendere niente di azione pacifica, tanto è vero che la federazione Russa interpreta la continua fornitura di armamenti a Kiev, come il rifiuto di avviare una trattativa di pace, un fattore di grave instabilità sui due fronti, quali: il rischio di allargamento del conflitto e la grave assenza di una necessaria e concreta Azione diplomatica.
Ma vogliamo renderci conto che nessun Capo di Stato dell’Unione europea, a partire da Friedrich Merz, si rende conto che in Ucraina, dall’inizio del conflitto bellico si sono registrati dai 100000 ai 150000 soldati morti, feriti e dispersi e circa 18000 civili uccisi, nonché oltre 258000 risultano i soldati russi morti. Nel 2026, penso che sia inconcepibile una gravità tale di perdite umane.
È proprio il caso di “chiedere lumi” al Generale Giovanni Ridinò, quale esperto in crisi belliche, e che ha avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad “UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
Signor Generale buongiorno, ancora torniamo a parlare di conflitti e, nello specifico, di “Guerra Ibrida”. A ottobre del 2026, c’è un mondo martoriato di guerre, come se fossimo tornati nel 1915 alle guerre di trincea. Più in basso di cosi?
“Buongiorno a lei dottore, al Direttore di Newsicilia, Dottor Sergio Regalbuto, e all’intero Staff di Redazione. Sì, sulla guerra in Ucraina ho espresso più volte il mio pensiero. Una guerra che non doveva nemmeno incominciare. Stiamo massacrando le nostre economie. Nella realtà, siamo in guerra. Una guerra non dichiarata dalle parti, ma combattuta con tutti i mezzi disponibili. Oggi si usa parlare di guerra ibrida. Parola diventata di moda per dire che oltre alla guerra convenzionale c’ è anche quella non convenzionale e che usa ogni mezzo disponibile economico, informatico, comunicativo”.
E persino il sostegno alimentato e pilotato dalla Russia di Putin sull’ondata migratoria di Ceuta, a partire dallo scorso luglio.
“Si dell’immigrazione forzata, e ancora delle risorse energetiche. In tempi più recenti la parola guerra non viene quasi mai pronunciata. Una dichiarazione di guerra non è più di moda e costringerebbe al rispetto delle regole del diritto internazionale e del diritto umanitario, così conviene usare espressioni diverse: operazioni speciali, operazioni per il mantenimento della pace, operazioni per la difesa dell’interesse nazionale ed altre”.
Ecco come molte regole delle convenzioni di Ginevra vengono disattese e ahimè raggirate e rivoltate dalla parte dei contendenti.
“Si attaccano, oltre alle infrastrutture, anche civili abitazioni, scuole, ospedali, chiese e moschee. È anche vero che alcuni ‘combattenti’ non usano uniformi e si camuffano in mezzo alla popolazione civile, così come vengono usati scuole, ospedali e luoghi di culto per occultare comandi, depositi e rifugi. Non voglio scendere in particolari definizioni di guerra ibrida come si può desumere dalla dottrina del generale russo Gerasimov, oggi, forse, la più seguita, che può interessare più gli addetti ai lavori, ma fare una breve panoramica è più comprensibile”.
Come in tutti i conflitti, le parti contrapposte sfruttano tutti gli strumenti che il periodo storico mette a loro disposizione. Generale, oggi viviamo in una globalizzazione economica dove le economie di un paese interagiscono e sono interdipendenti con quelle di altri paesi del globo terrestre, lei cosa ne pensa?
“Un conflitto, in un’area geografica, si riflette su molti altri paesi in termini economici capaci di generare crisi economiche e sociali. La crisi economica diffusa diventa, quindi, uno strumento di ricatto e di pressione politica da utilizzare contro l’avversario. L’epoca in cui viviamo si caratterizza per lo sviluppo, inimmaginabile fino a qualche decina di anni fa, della digitalizzazione ed in tempi più vicini a noi per l’affacciarsi dell’intelligenza artificiale. Oggi tutto è interconnesso, miliardi di informazioni girano per il globo in maniera veloce. Un attacco alle reti informatiche può mettere in grave crisi un intero paese ed anche un intero sistema. Il blocco del trasferimento dei dati creerebbe l’arresto di tutto il sistema paese. Aeroporti, ferrovie, banche, ospedali, potrebbero rimanere bloccati generando un caos che sarebbe difficilmente gestibile”.
Ecco che salta fuori un altro grave problema, quello della disinformazione che causa danni economici a non finire, caro carburanti, inflazione in salita senza controllo, i gravi disagi economici per le famiglie.
“Le campagne di disinformazione, che sono sempre esistite, oggi con l’intelligenza artificiale (IA) acquistano una capacità di penetrazione ancora più efficace e capace di distrarre le menti dal reale, creando dubbi e convincimenti utili a chi vuole promuovere una linea di pensiero a sostegno di una non verità. I flussi di denaro utilizzati per sostenere movimenti a sostegno di idee politiche o per finanziare gruppi capaci di generare caos e disagio sociale o per influire su risultati elettorali stanno diventando strumenti sempre più usati e capaci di influenzare in modo significativo la vita di un paese. L’immigrazione forzata e sostenuta diventa anch’essa un’arma capace di destabilizzare la vita di un intera nazione”.
Ritornando alla guerra Russia Ucraina, non le sembra di essere tornati al 1915, alla prima guerra mondiale?
“A mio avviso, ci troviamo di fronte ad una guerra convenzionale non dichiarata che si è arenata sulle trincee delle pianure ucraine riportando le lancette dell’orologio per similitudine al primo conflitto mondiale. Non ci sono i fili spinati, ma ci sono i droni guidati contro obiettivi selezionati e si stanno impiegando i robot per sostituire l’uomo. Assistiamo alla distruzione delle infrastrutture energetiche, dei trasporti, di fabbriche e depositi come anche all’attacco di civili abitazioni, di scuole ed ospedali. Attacchi e contrattacchi con “hacker”, difficilmente identificabili e che rendono sempre più difficoltoso attribuirne la provenienza, a siti informatici e che possono riflettersi al di fuori dei confini stretti del conflitto. Se spostiamo lo sguardo al medio oriente ritroviamo un po’ tutte le forme di conflitto di cui ho fatto cenno. Combattenti non identificabili, rifugi sotterranei e depositi sotto scuole ed ospedali, attacchi deliberati alle popolazioni civili, danneggiamenti di strutture energetiche, minacce di attacchi ai cavi sottomarini delle reti digitali, blocco della navigazione e dei traffici marittimi”.
In pratica quello che si è sempre fatto durante i conflitti: usare tutto quello che si ha per colpire l’ avversario.
“Manca solo l’utilizzo dell’arma nucleare per tirare fuori un’altra definizione di guerra… ma sempre guerra è”.
Signor Generale, mi sa che “soggetti smarriti” tirano le fila del Mondo intero. Grazie e alla prossima.