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12.07.2026

Altro giro, altra corsa: la “nuova” Nazionale italiana e i “vecchi” problemi del nostro calcio

di Redazione | 5 min di lettura

di Alfio Cazzetta

Altro giro, altra corsa: la “nuova” Nazionale italiana e i “vecchi” problemi del nostro calcio
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E così, per l’ennesima volta, di fronte alle defezioni della squadra nazionale di calcio, si corre ai ripari, cercando l’uomo che possa risolvere le ormai croniche difficoltà in cui versa la maggiore attività sportiva della nostra Nazione.

Ora è la volta di Paolo Maldini, che si caricherà di un compito difficile, se non impossibile. Ben venga l’opera di un grande personaggio che, come atleta, ha raggiunto vertici elevati ma, come al solito, non credo che il cambiamento di guida possa risolvere i problemi in cui versa il nostro calcio nazionale: sono tanti e difficili.

Certamente non mi riferisco al campionato nazionale di calcio, ma alla rappresentativa italiana, che da anni versa nel limbo — non voglio dire nell’inferno — calcistico mondiale. Proprio il campionato nazionale potrebbe essere uno dei tanti ostacoli che impediscono alla nostra rappresentativa di assumere il ruolo che le spetterebbe.

Il problema non è soltanto il commissario tecnico

Non ho intenzione di entrare in un terreno minato: non ne sono all’altezza. Non sono un tecnico del settore, ma seguo con normale interesse ciò che accade ogni volta che la nostra Nazionale si trova impegnata. Sono un tecnico di diversa disciplina e niente di più.

Ogni volta che accade qualcosa di negativo alla nostra rappresentativa nazionale, assisto al cambio della direzione tecnica e a un nugolo di parole che, alla fine, non hanno alcun costrutto.

Mi sembra di assistere a una rappresentazione in cui i vari soggetti conoscono la parola chiave ma, contemporaneamente, le girano attorno, evitando di pronunciarla: è vietato parlarne.

Aspetterei che, una buona volta, qualcuno entrasse veramente nell’argomento che tutti conoscono, ma di cui nessuno parla: un campo minato che, se affrontato, risolverebbe una buona parte dei problemi, ma che è difficile da superare. Gli ostacoli sono tanti e alcuni insuperabili.

Vorrei provare a metterne in campo qualcuno, anche se l’ho già fatto in diverse occasioni. Nei miei interventi ho infatti espresso con chiarezza che è inutile dare la colpa al responsabile tecnico, perché a lui vengono affidati gli atleti da utilizzare, con i loro problemi fisici e psichici, con la loro stanchezza e con la loro svogliatezza, che egli non potrà risolvere nei brevi lassi di tempo a lui concessi.

Lo sanno tutti, come lo sapete anche voi che state leggendo questo mio intervento, l’ennesimo sullo stesso argomento.

I problemi del settore giovanile

Fra i tanti problemi, provo a tirarne fuori qualcuno.

  • L’ignoranza diffusa dei tecnici del settore giovanile, che non fanno altro che copiare ciò che viene fatto nelle squadre maggiori. Infatti, se facciamo un poco di attenzione, i giovanissimi ripetono gli stessi esercizi svolti dagli atleti d’élite, con gli stessi eventuali errori e, cosa veramente impressionante, con la stessa svogliatezza e approssimazione.Perché si fanno gli esercizi? Per migliorare. Ma se l’atleta parte per eseguire una serie di dieci movimenti in successione, svolge i primi due in maniera accettabile e i successivi con una svogliatezza disarmante, quale risultato potrà ottenere?Il fatto peggiore è che ciò non viene ripreso dal responsabile, che lascia fare. Quale miglioramento si può avere quando un giovanissimo cade sistematicamente in questo errore?
  • Nel settore giovanile, bravi talenti non crescono perché vengono oscurati da coetanei provenienti dall’Africa o dai Paesi dell’Est. Costa meno acquistare i talenti che formarli durante la fase di crescita.
  • Il talento può anche evidenziarsi, ma spesso rimane costantemente in panchina. Impara perché osserva, ma non sarà in grado di emergere se non gioca. L’apprendimento non significa soltanto conoscere e capire, ma anche fare e saper fare.

Problemi fondamentali per il futuro

Vi sembra poco tutto ciò? A me sembrano problemi fondamentali.

Ma ora tocchiamo il tasto più dolente e difficile da gestire. Ho accennato al fatto che il campionato italiano può essere uno degli ostacoli. Affermo e confermo quanto detto.

Gli interessi delle società sono differenti e, a volte — se non sempre — opposti. In questa lotta, chi ha la meglio sarà sempre la società sportiva, che è “padrona” del giocatore e tutela con forza i propri interessi su di lui.

Che cosa può fare il commissario tecnico quando la società si pone di traverso? Gli interessi sono diversi e lo spirito della Nazionale è costretto a soccombere.

Gli interessi delle società sportive

La società non manda l’atleta agli allenamenti perché ha paura che possa subire infortuni, e così via. Quando manda il proprio atleta, spesso questi è stanco e pieno di acciacchi.

Il direttore tecnico deve pertanto lavorare con giovani che non hanno fatto molta esperienza o con atleti che non sono in piena forma. Del resto, il tecnico non può intervenire sulla preparazione fisica che ogni atleta porta con sé come bagaglio dalla propria società.

Sto affrontando il problema a piccole dosi, ma ci si rende subito conto che l’errore non sta nella bravura del tecnico, quanto nell’organizzazione del calcio nazionale. Non si possono fare miracoli.

Cambiare l’organizzazione, non soltanto la guida

Quindi, invece di cambiare guida, i responsabili federali dovrebbero discutere con serietà dei vari problemi, magari accettando qualche sacrificio.

Il tempo c’è per poter dare una nuova impostazione alla squadra italiana e si potrebbe operare su due linee parallele: lavorare con ciò che c’è già, cercando di smussare i numerosi angoli, e operare per il futuro, partendo dai giovanissimi, con una mentalità meno esterofila e molto più formativa.

La formazione non dovrebbe riguardare soltanto gli atleti, ma anche e soprattutto il livello tecnico.

Smettiamola di lavorare copiando. Bisogna capire di che cosa hanno bisogno i ragazzi, seguirli con attenzione e correggere ciò che si ritiene errato.

Più tempo per lavorare con gli atleti

Bisogna dare più tempo al commissario tecnico, affinché possa avere maggiormente a disposizione gli atleti durante l’anno e non soltanto in occasione di incontri sporadici.

Come si possono impostare e amalgamare, attraverso sedute sporadiche, strategie da attuare tutti insieme, con le relative varianti, se il tecnico non ha un contatto continuo con gli atleti e se gli stessi giocatori non hanno continuità nei rapporti tra loro?

L’importanza di chi ascolta

Si potrebbe dire molto di più, ma ritengo che già questi punti possano bastare.

Io affermo sempre che si possono pronunciare molte belle parole, ma è molto più importante l’orecchio di chi ascolta: deve essere predisposto all’attenzione. Viceversa, è soltanto tempo perso.

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