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14.10.2026

Estorsione dal carcere di Favignana con cellulari introdotti illegalmente: “pizzo” da almeno 20mila euro

di Redazione | 2 min di lettura

Il gip ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, accusati di estorsione e rapina aggravata

Estorsione dal carcere di Favignana con cellulari introdotti illegalmente: “pizzo” da almeno 20mila euro
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Avrebbero portato avanti un’attività estorsiva direttamente dal carcere di Favignana, utilizzando cellulari e utenze telefoniche introdotti e detenuti illegalmente nella struttura. Le richieste di denaro rivolte alla vittima sarebbero andate avanti per anni, raggiungendo una cifra complessiva di almeno 20mila euro.

È quanto emerge da un’inchiesta coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dai carabinieri di Alcamo, con il supporto dei colleghi del Nir di Palermo.

Il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, accusati di estorsione e rapina aggravata.

Tre erano già detenuti per altra causa, mentre il quarto si trovava sottoposto a un regime di semilibertà.

Le indagini partite nel febbraio 2026

L’inchiesta è iniziata nel febbraio del 2026 ed è proseguita per circa tre mesi attraverso intercettazioni telefoniche, riprese video e servizi di osservazione sul territorio.

Inizialmente l’attenzione degli investigatori si era concentrata su un pregiudicato di Alcamo, in quel periodo detenuto nella casa circondariale di Favignana.

Gli accertamenti si sono poi estesi agli altri tre indagati che, nello stesso periodo, risultavano reclusi nella medesima struttura penitenziaria.

Secondo quanto contestato dalla Procura, le presunte attività estorsive sarebbero state organizzate e condotte direttamente dai detenuti, grazie alla disponibilità di utenze e dispositivi telefonici introdotti illegalmente all’interno del carcere.

La videochiamata dal carcere per rendere più concrete le minacce

Particolarmente significativo uno degli episodi ricostruiti durante le indagini.

Il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre uomini, che in quel momento si trovavano in permesso fuori dal carcere, di rintracciare la persona offesa.

L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di permettere una videochiamata direttamente dal carcere di Favignana.

La chiamata sarebbe servita a rendere maggiormente percepibile alla vittima “l’attualità e la concreta eseguibilità” delle ritorsioni prospettate e, di conseguenza, a rafforzare l’efficacia della richiesta estorsiva.

Minacce e violenze dal 2024 al 2026

Gli accertamenti avrebbero permesso di ricostruire un arco temporale particolarmente lungo.

Secondo i carabinieri, infatti, tra il 2024 e il 2026 la vittima sarebbe stata costretta, attraverso minacce e violenze anche fisiche, a consegnare ripetutamente denaro agli indagati.

La somma complessivamente versata sarebbe stata di almeno 20mila euro.

I pagamenti sarebbero avvenuti sia attraverso la consegna di denaro contante sia mediante ricariche effettuate su diverse carte Postepay.

Le accuse formulate nei confronti dei quattro indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento. Per tutti vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

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