Catania allo “sbando”, due settimane al suono della campanella ma c’è ancora tanta confusione

Catania allo “sbando”, due settimane al suono della campanella ma c’è ancora tanta confusione

CATANIA – Continua a tenere banco anche a Catania e provincia la questione relativa all’avvio dell’anno scolastico. Ad intervenire sul tema è la Ugl che, nei giorni scorsi, ha preso parte agli incontri convocati dal Comune.


La problematica è complessa, considerati i tempi ristretti ed i dati sulla diffusione del contagio che, oggi, non consentono di essere sereni – dicono il segretario territoriale Giovanni Musumeci ed il segretario della federazione provinciale Scuola Giusy Fiumanò -. A quasi due settimane dal suono della campanella, tra le infinite polemiche che si consumano a livello politico, la confusione che regna sull’uso di mascherine e sulle distanze da mantenere nei locali scolastici, il mancato arrivo di banchi monoposto, i docenti over 55 inseriti dall’Inail nella categoria dei ‘lavoratori fragili’, con la possibilità di essere posti in ‘sorveglianza sanitaria eccezionale’ dal datore di lavoro, il caos delle graduatorie per le supplenze, non possiamo che esprimere forte preoccupazione anche per la poca chiarezza sulle attività preventive nei confronti del personale e degli alunni“, sottolineano Musumeci e Fiumanò.


Gli operatori della scuola sono disorientati per il caos sui controlli da effettuare (test sierologici facoltativi e medici di famiglia sul piede di guerra) e sulle profilassi da adottare quando inizieranno le lezioni. Il tutto è lasciato alle scuole che devono integrare il regolamento d’Istituto con i protocolli che a livello nazionale vengono quotidianamente modificati, con gli insegnanti che dovranno applicare quanto disposto nella consapevolezza che non sarà possibile controllare le variabili di questo virus ‘silenzioso’, con il rischio di incorrere in denunce per inottemperanza agli obblighi di vigilanza.


I collaboratori scolastici, invece, dovrebbero avere il dono dell’ubiquità dovendosi occupare dei compiti di routine, delle sanificazioni ed igienizzazioni e dell’accompagnamento degli alunni durante gli spostamenti singoli e di altro ancora. Davanti ad uno scenario simile, nutriamo dubbi che il 14 settembre si possa tornare in classe senza alcun timore. Anzi temiamo proprio che qualunque situazione sospetta, anche di lieve entità, o qualsiasi notizia fuorviante, possa creare situazioni di psicosi. Senza contare l’aumento di responsabilità in capo ai genitori, oltre che ai dirigenti scolastici ed ai medici competenti che, finalmente, nell’ambito della scuola dovranno avere un ruolo importante nella tutela dei lavoratori.



Abbiamo preso atto che il Comune ha già reperito i necessari locali aggiuntivi per quasi tutti gli istituti di competenza, provvedendo anche all’incremento dei livelli di sicurezza e logistica di tutti gli edifici, ma tuttavia abbiamo notizie frammentarie su come stanno operando gli altri comuni della città metropolitana e lo stesso ente di area vasta che ha la competenza sugli istituti di istruzione secondaria superiore.

Come organizzazione sindacale – proseguono gli esponenti della Ugl etnea – continueremo a fare il nostro dovere, partecipando agli incontri fissati per fornire un contributo di idee e proposte. Nel contempo, è anche vero che non è più possibile continuare a ragionare per compartimenti stagni, ma occorre con urgenza attivare uno strumento di confronto di rango metropolitano. Certo, l’attuale situazione anomala in cui si trova la Città metropolitana di Catania, senza un sindaco facente funzioni o commissario, non sta aiutando affatto la conduzione ‘politica’ di una così delicata situazione.

Ci rivolgiamo a gran voce, quindi, alla Regione siciliana, al presidente Nello Musumeci ed all’assessore dell’Istruzione Roberto Lagalla perché, nel voler superare questa fastidiosa assenza di un coordinamento provinciale, possano istituire con immediatezza una cabina di regia inviando a Catania un coordinatore per le attività di ripartenza della scuola. Lo chiedono i genitori che hanno tutto il diritto di sapere con chiarezza quale sarà il destino dei loro figli, lo invocano i dipendenti degli istituti che vogliono poter lavorare in piena sicurezza”.

Fonte immagine professionedocente.it