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05.10.2026

Comunioni e cresime ogni cinque anni, la manifestazione a Palermo. I commercianti: “Dopo la decisione della Curia il fatturato è zero”

di Redazione | 2 min di lettura

Chiesto dai partecipanti un tavolo di confronto

Comunioni e cresime ogni cinque anni, la manifestazione a Palermo. I commercianti: “Dopo la decisione della Curia il fatturato è zero”
Indice

Oltre una trentina di commercianti, tra fiorai, fotografi e proprietari di negozi di bomboniere, si sono riuniti stamattina per un sit-in davanti al palazzo arcivescovile in via Matteo Bonello, a Palermo.

Sit-in al palazzo arcivescovile di Palermo

In mano cartelli con scritte frasi come “Oggi siamo qui per fare comunione” e “I sacramenti uniscono“. Il loro obiettivo è manifestare un disagio dovuto al calo del fatturato registrato dopo la decisione di due anni fa della Curia.

Quest’ultima riguardava una modifica nel percorso per raggiungere la prima comunione e la cresima, stabilendo che non sarebbe più durato due anni ma cinque. “Noi non siamo i sacrileghi che pensano solo al mancato guadagno. In città vi erano 3.500 comunioni l’anno“, spiega Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo.

La decisione della Curia: comunioni e cresime ogni cinque anni

“In seguito alla decisione della Curia, avevamo stimato circa venti milioni di perdita l’anno, ma purtroppo, in questi giorni, ci siamo resi conto che la cifra è ben più alta, si parla di trenta milioni. Ad oggi il fatturato è zero, in città già dal 2026 non si celebrano comunioni e probabilmente la situazione si prospetta tale anche per i prossimi quattro anni”.

“Noi chiediamo solo di intensificare i corsi: in alcune chiese si fa una sola lezione alla settimana, in altre una ogni quindici giorni. Quindi, nel primo caso, si tratta di una quarantina di lezioni l’anno e nel secondo caso di venti. Invece che organizzare i corsi una volta alla settimana li si potrebbero intensificare, facendoli due volte, in modo tale da accorciare i cinque anni“.

La protesta dei commercianti

Commercianti e associazioni di categoria chiedono un incontro con l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. “Non riusciamo a capire perché la parola fede – afferma Manuela Gandolfo, titolare di uno storico negozio di bomboniere – non possa andare di pari passo con la parola lavoro“.

“Noi facevamo circa 300 comunioni l’anno. Molti di noi hanno subito una perdita economica che oscilla tra il 30 ed il 50%. Io sono una persona molto religiosa, ma non credo che questa situazione avvicini di più giovani alla fede. Siamo stati chiamati “vergognosi mercanti del tempio” o “sepolcri imbiancati” ma non è così, noi siamo semplicemente persone che ogni giorno vanno a lavorare per portare il pane a casa“.

“Abbiamo registrato quest’anno – dice Raffaele Marchese, fotografo – un calo del 30% di fatturato, chiediamo solo un tavolo di confronto per esprimere il nostro disagio. Noi non siamo contro la Chiesa. Noi siamo con la Chiesa, ma vogliamo trovare una soluzione comune per poter fare andare avanti le nostre famiglie”.

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