La decisione del Cga ribalta quella precedentemente assunta dal Tar
Ventisette anni dopo la scoperta di un relitto romano nelle acque siciliane, arriva una svolta per i due sub che lo individuarono. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha accolto l’appello di Fabio Di Bono e Dario D’Amico, stabilendo che la Regione dovrà concludere il procedimento per determinare il premio previsto dalla legge per la scoperta fortuita di beni archeologici.
La decisione del Cga ribalta quella precedentemente assunta dal Tar. La somma non è stata ancora stabilita e non corrisponde automaticamente ai 500mila euro richiesti dai due scopritori: spetterà alla Regione quantificarla.
Tutto risale all’11 agosto 1999, quando Di Bono e D’Amico, durante un’immersione in apnea nel mare di Trapani, individuarono sul fondale una struttura in legno circondata da numerosi frammenti di anfore.
Il giorno successivo i due segnalarono quanto scoperto alla Guardia di Finanza.
Da quel ritrovamento partirono le successive attività che portarono al recupero del relitto di una nave di epoca romana, poi sottoposta a restauro e musealizzata.
I due sub avevano chiesto alla Regione il riconoscimento del premio previsto per chi scopre fortuitamente beni archeologici, ma il relativo procedimento non era mai stato portato a conclusione.
Il Cga ha adesso stabilito che non sarebbe stato dimostrato che i due, al momento del ritrovamento, stessero conducendo una ricerca archeologica organizzata.
Secondo i giudici, inoltre, il successivo impegno dei sub nella tutela del sito non sarebbe sufficiente a escludere il carattere fortuito della scoperta.
Un altro punto riguarda l’entità del ritrovamento. La valutazione, secondo la decisione, non dovrà riguardare esclusivamente i reperti materialmente recuperati dai due sub, ma potrà tenere conto anche del relitto successivamente riportato alla luce.
La Regione Siciliana dovrà quindi individuare quali parti del relitto e quali reperti siano riconducibili alla scoperta del 1999, determinarne il valore e, sulla base di questo, stabilire l’entità del riconoscimento economico.
La normativa consente al premio di raggiungere fino a un quarto del valore dei beni, ma l’importo effettivo dovrà essere determinato dagli uffici regionali.
La sentenza non riconosce dunque direttamente i 500mila euro richiesti dai due sub, ma impone alla Regione di completare il procedimento rimasto finora incompiuto.
La Regione Siciliana è stata inoltre condannata al pagamento di 6mila euro per le spese relative ai due gradi di giudizio.