Il magistrato di sorveglianza di Catania ha accolto la richiesta della difesa. Il 55enne, assolto in appello per incapacità di intendere e di volere, resterà sottoposto alla libertà vigilata per un anno.
Giuseppe Centorbi sarà trasferito da una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, la Rems, a una Comunità terapeutica assistita. La decisione è stata presa dal magistrato di sorveglianza di Catania, che ha valutato come «affievolita» la pericolosità sociale del bracciante agricolo di 55 anni.
Il provvedimento riguarda l’uomo ritenuto responsabile della strage avvenuta nel giugno del 2011 in contrada Desusino, nelle campagne di Butera, in provincia di Caltanissetta. In quell’occasione furono uccisi Filippo Militano, 48 anni, la moglie Giuseppa Carlino, 45, e il figlio Salvatore, che aveva appena 13 anni.
Il magistrato etneo ha accolto l’istanza di riesame avanzata dall’avvocato Salvo Macrì, difensore di Centorbi. Secondo quanto riferito dal legale, le condizioni dell’uomo sarebbero progressivamente migliorate nel corso degli anni, rendendo possibile il passaggio a una struttura caratterizzata da restrizioni meno rigide.
Il trasferimento nella Cta non comporterà, tuttavia, la cessazione dei controlli giudiziari. Centorbi sarà infatti sottoposto alla misura della libertà vigilata per un periodo di un anno.
La vicenda giudiziaria aveva inizialmente portato a una condanna all’ergastolo. Nel gennaio del 2013 il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Gela aveva ritenuto Centorbi capace di intendere e di volere al momento del triplice omicidio, pronunciando la condanna al carcere a vita.
La sentenza fu però ribaltata nel maggio del 2014 dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta. I giudici di secondo grado stabilirono che, al momento dei fatti, l’uomo si trovava in una condizione di totale incapacità di intendere e di volere. Centorbi venne quindi assolto per vizio totale di mente e sottoposto a una misura di sicurezza in una struttura psichiatrica.
Nel corso degli anni la misura è proseguita con la sua collocazione in una Rems, le strutture sanitarie che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari. Il percorso è durato complessivamente oltre dieci anni.
La valutazione sulla minore pericolosità sociale apre ora una nuova fase. Centorbi passerà dalla Rems alla Comunità terapeutica assistita, dove proseguirà il percorso sanitario con un regime meno restrittivo, ma ancora accompagnato dalla vigilanza disposta dall’autorità giudiziaria.
La decisione arriva a quindici anni dalla strage che sconvolse le comunità di Butera e Licata.