All’Università di Catania un confronto tra istituzioni, dirigenti scolastici e mondo accademico per contrastare la dispersione scolastica e promuovere il protagonismo dei giovani.
Mettere i giovani al centro, aiutarli a comprendere le conseguenze delle proprie scelte e rafforzare il dialogo tra scuola, famiglia, istituzioni e territorio. Sono questi i temi al centro dell’incontro che si è svolto presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Catania, dedicato alla presentazione dei progetti «E Dopo?» e «Service Learning – Scuola e territorio».
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulla prevenzione della dispersione scolastica, sull’educazione alla legalità e sulla necessità di costruire percorsi formativi capaci di offrire ai ragazzi concrete opportunità di crescita personale e sociale.
A moderare l’incontro è stata la professoressa Giovanna Micale, referente dell’Osservatorio d’Area per la Dispersione Scolastica – Ambito Territoriale n. 8 e consulente della Commissione parlamentare Antimafia, che ha portato anche i saluti del sindaco di Catania, Enrico Trantino.
Tra i protagonisti dell’appuntamento la senatrice Ella Bucalo, promotrice delle proposte progettuali, insieme alle dirigenti scolastiche Vincenza Ciraldo e Viviana Ardica e alla professoressa Deborah De Felice, ordinaria di Sociologia del diritto e della devianza dell’Università di Catania. Presente anche Emilio Grasso, direttore dell’Ambito Territoriale di Catania dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia.
Il progetto «E Dopo?» parte da una domanda semplice, ma fondamentale: che cosa accade dopo una scelta?
L’obiettivo è invitare ragazze e ragazzi a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, sviluppando capacità di giudizio, senso critico e consapevolezza delle proprie responsabilità.
Non si tratta soltanto di riconoscere gli errori, ma di comprendere che ogni decisione può incidere sul proprio futuro e sulle persone che ci circondano. Educare alla responsabilità significa, quindi, fornire ai giovani gli strumenti necessari per valutare le alternative e scegliere in maniera consapevole.
Un percorso che richiama anche il valore della libertà, intesa non semplicemente come possibilità di agire, ma come capacità di comprendere il significato delle proprie decisioni.
Accanto a «E Dopo?», spazio al Service Learning, un approccio educativo che mette in relazione l’apprendimento scolastico con attività concrete a favore della comunità.
Attraverso esperienze di partecipazione e progetti legati ai bisogni del territorio, gli studenti possono mettere in pratica le conoscenze acquisite, sviluppare competenze e sperimentare il valore della solidarietà e della cittadinanza attiva.
A illustrare questa prospettiva anche la professoressa Vincenza Ciraldo, dirigente scolastica di una scuola capofila della rete regionale «Service Learning e cittadinanza», e la professoressa Viviana Ardica, dirigente scolastica e coordinatrice dell’Osservatorio d’Area per la Dispersione Scolastica.
Il principio è chiaro: gli studenti non devono essere considerati semplici destinatari delle iniziative educative, ma protagonisti attivi di percorsi capaci di rafforzare il loro legame con la scuola e con la comunità.
Nel confronto è emersa anche la centralità della collaborazione tra scuola e famiglia, considerata essenziale per prevenire il disagio giovanile e contrastare la dispersione scolastica.
La prevenzione, infatti, richiede interventi tempestivi, ascolto e capacità di riconoscere le difficoltà prima che diventino ostacoli difficili da superare.
In questa prospettiva, il contributo dell’università assume un ruolo significativo. La professoressa Deborah De Felice ha richiamato l’importanza del confronto scientifico e culturale per comprendere i fenomeni sociali ed educativi che influenzano i comportamenti dei giovani e il loro rapporto con le regole.
Tra i temi affrontati anche il valore dell’esperienza «Liberi di scegliere», quale riferimento per una riflessione sulle opportunità concrete che possono aiutare i ragazzi a sottrarsi ai condizionamenti e a costruire percorsi di vita alternativi.
Il messaggio che accomuna i due progetti è la necessità di superare una visione della scuola limitata alla trasmissione delle conoscenze. Educare significa anche accompagnare i ragazzi nella formazione della coscienza critica, nella comprensione dei propri diritti e doveri e nella capacità di partecipare attivamente alla vita della comunità.
L’incontro ha offerto l’occasione per condividere proposte e prospettive di sviluppo, nella consapevolezza che la prevenzione della dispersione scolastica richiede un impegno continuativo e una responsabilità condivisa tra tutti i soggetti coinvolti.
La sfida è trasformare il dialogo in opportunità concrete, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, dirigenti scolastici, docenti, famiglie e territorio.
Perché ai giovani non bastano regole da rispettare: servono strumenti per comprenderle, occasioni per mettersi alla prova e la possibilità di immaginare e costruire un futuro diverso.




