Gli studenti protagonisti della memoria
Il 18 settembre, nel salone di rappresentanza del palazzo della Prefettura di Catania, in occasione della ricorrenza della “Giornata degli internati militari italiani” nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra mondiale, si è svolta una cerimonia celebrativa per la consegna delle Medaglie d’Onore conferite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ai soldati dell’IMI.
Un appuntamento solenne, un vero e proprio passaggio di testimone intergenerazionale che ha visto protagonisti anche gli studenti delle scuole della Provincia, sentiti dalle istituzioni non solo come spettatori, ma come custodi attivi della memoria storica.
La commemorazione si è svolta alla presenza delle massime autorità civili e militari, riunite per rendere omaggio a coloro che furono, pur essendo militari, privati della libertà e anche della vita nei campi di sterminio e nei lager.
La manifestazione che vedeva anche la partecipazione, del Dott. E. Grasso, Dirigente dell’Ambito Territoriale di Catania, ha accolto sentitamente gli allievi del Liceo Lombardo Radice di Catania insieme agli studenti e docenti del Liceo Spedalieri e del Liceo Principe Umberto affidando loro il compito, in rappresentanza di tutti i giovani, di essere ”testimoni indiretti ed attori di pace ”.
Il Prefetto di Catania, Pietro Signoriello, ha introdotto i lavori di consegna delle onorificenze con un intenso discorso che ha focalizzato l’attenzione sul valore della memoria e sul riconoscimento della dignità umana che spesso è altra memoria rispetto a quella narrata dai libri di scuola.
La delegazione composta da undici studenti di tutte le sedi ed indirizzi del Liceo Lombardo Radice e dalle docenti Prof.ssa Maria Lucia Ciancio, collaboratore del Dirigente Scolastico; Prof.ssa Marcella Labruna, docente referente per i Beni Culturali; Prof.ssa Maria Venera Fagiano, docente referente per gli alunni con disabilità, ha vissuto l’evento come un autentico ponte generazionale, trasformando il ricordo in un monito vivido e attuale.
Il Prefetto, nel suo discorso di apertura, ha quindi sottolineato il valore inestimabile della memoria storica, non come mera rievocazione, ma come strumento indispensabile per costruire un futuro di pace e giustizia. “Ricordare i deportati”, ha affermato il Prefetto, “significa comprendere la fragilità della democrazia e l’urgenza di difendere i valori fondamentali che ci rendono umani. Significa anche onorare il coraggio di chi ha resistito e testimoniare l’impegno affinché tali orrori non si ripetano mai più.”
Al termine della cerimonia introduttiva, il Prefetto ha ringraziato sentitamente gli studenti per la loro partecipazione entusiasta e per aver dimostrato che la memoria dei deportati è in mani sicure. “Siete voi il futuro”, ha concluso, “e la vostra sensibilità è la garanzia che il ricordo di chi ha sofferto non sarà vano, ma si trasformerà in un’inesauribile fonte di ispirazione per un mondo più giusto e umano”.
Altro momento davvero toccante è stato vissuto quando, il presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati (ANEI) ,
ha sintetizzato IL SENSO DI QUEI NO con le seguenti espressioni, e l’emozione è divenuta, se possibile, più forte ed intensa:
Una resistenza cosciente di natura antifascista
Un plebiscito di massa contro la guerra
Una reazione antitedesca all’orgoglio nazionale ferito
Una prova di fedeltà al giuramento fatto
Una dimostrazione di dignità personale
Una resistenza senz’armi il cui esito fu la costituzione del 1948
La memoria come dovere civile
“La memoria non è un esercizio del passato, ma un dovere civile del presente. Vedere oggi qui le nostre scuole dimostra che il sacrificio di chi ha subito l’orrore della deportazione non andrà perduto, ma continua a parlare alle coscienze dei cittadini di domani”. Queste le espressioni del docente di storia dell’ Università di Palermo Marcello Saija che, ricordando il proprio padre, Internato militare, ha presentato un volume monografico tratto dalla collana di Studi Storici Siciliani dedicato agli Italiani Militari Internati (IMI).
I familiari hanno arricchito l’evento portando sul palco letture di diari dell’epoca, testimonianze inedite di deportati locali, trasformando l’incontro istituzionale in un momento di profonda riflessione. Un momento particolarmente toccante è stato dedicato alle testimonianze dei familiari dei sopravvissuti, o dei loro discendenti, le cui parole hanno squarciato il velo del tempo, portando nella sala della Prefettura le voci e i volti di chi ha vissuto l’indicibile. Queste narrazioni, cariche di dolore ma anche di inesauribile speranza, hanno avuto un impatto profondo sui giovani presenti, visibilmente emozionati e partecipi. Gli studenti, attraverso i loro occhi attenti, hanno dimostrato un sentire adulto e consapevole del valore della memoria loro affidata.
L’iniziativa della Prefettura ha offerto agli studenti l’opportunità di confrontarsi direttamente con le istituzioni e di sentirsi parte attiva di un processo di trasmissione della memoria. Questo approccio ha permesso di superare la distanza temporale, rendendo la storia un’esperienza tangibile e fortemente educativa. “La presenza in un luogo simbolo delle istituzioni ha amplificato il messaggio, conferendo alla commemorazione un carattere di ufficialità e di impegno collettivo”, asserisce il nostro rappresentante di Istituto, non nascondendo le proprie emozioni.
In diversi momenti della consegna, i familiari degli anziani deportati nel ritirare il riconoscimento hanno raccontato l’esperienza e/o momenti di essa, a volte faticosamente percepita, in quanto molto amara e dura da ricordare. A ciascun nome letto nell’aula è stata associata la storia personale di giovani che, decenni fa, si videro strappare la propria giovinezza e libertà, offrendo ai ragazzi di oggi un parallelo immediato sul valore della democrazia e dei diritti umani.
Una lezione oltre i banchi di scuola, dice un’altra studentessa che in serata ci ha parlato a lungo di quegli occhi lucidi, quelle voci quasi spezzate, di quelle mani che tremavano nel tenere la custodia della medaglia d’onore… Anche le parole scritte in quei foglietti hanno riacceso un grande senso civico, un senso di appartenenza, di democrazia, e di consapevolezza che mi fa dire io vado a scuola perché qualcuno ha detto no, e ha mangiato bucce di patate ed è tornato pesando 40 chili e oggi, a prescindere dal mio credo religioso ed orientamento politico…Sono grata di essere venuta a conoscenza di alcune delle loro storie, della loro resistenza senza armi e della loro enorme prova di coraggio e forza d’animo, quei soldati saranno vivi anche nei miei ricordi, ogni giorno, come lo sono oggi.
La partecipazione alla celebrazione in Prefettura rappresenta il culmine di un percorso didattico che ha visto il nostro liceo impegnato costantemente, sottolinea il dirigente Gianluca Rapisarda, in progetti di ricerca storica, di partecipazioni a Concorsi Nazionali ,di approfondimenti dedicati alla Shoah e alla deportazione politica e militare. Anche l’istituzione di commissioni di educazione civica che durante tutto l’anno, non solo nei giorni dedicati, promuove i valori di una scuola che guarda al futuro senza mai tralasciare la memoria e l’humanitas, e rende i nostri studenti promotori di valori di democrazia ed inclusione. Naturalmente dietro e accanto ai nostri studenti è chiara la dedizione e la preparazione di un corpo docente, impegnato costantemente nella formazione e nel libero aggiornamento, che rende Il Lombardo Radice, un’eccellenza del futuro che coltiva e protegge la Memoria dei valori universali del passato.
La risposta degli studenti ha confermato quanto l’impegno delle scuole e delle istituzioni sia fondamentale per prevenire ogni forma di indifferenza o negazionismo, trasformando le stanze della Prefettura in un’aula a cielo aperto dove la storia si fa coscienza critica.
Il referente per i beni culturali Professoressa Marcella Labruna
Articolo redatto in collaborazione con la Professoressa Marcella Labruna.



