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29.09.2026

A Tremestieri Etneo la scuola si fa ambasciatrice di pace: il “Sudario di memoria viva” e la marcia degli studenti dell’I.C De Amicis per non dimenticare i bambini di Gaza e di tutte le guerre

di Redazione | 5 min di lettura
A Tremestieri Etneo la scuola si fa ambasciatrice di pace: il “Sudario di memoria viva” e la marcia degli studenti dell’I.C De Amicis per non dimenticare i bambini di Gaza e di tutte le guerre
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Lunedì 28 settembre la settimana scolastica dell’I.C. “E. De Amicis” di Tremestieri Etneo si è aperta con una mattinata carica di emozioni e riflessioni: un lenzuolo bianco lungo 70 metri è stato portato per le vie del paese da un corteo partecipe e commosso di alunne e alunni per strappare all’oblio i nomi di 18.500 bambini uccisi a Gaza. È questa l’immagine simbolo del Sudario di memoria viva, iniziativa pacifica, che dalla Sicilia sta attraversando l’Italia, nata dall’idea di trasformare il dolore della guerra in un monumentale atto di memoria collettiva.

Il progetto ha preso vita nell’Istituto Superiore Giorgio La Pira di Pozzallo, per trasformarsi subito in una mobilitazione civile che ha unito studenti, docenti e cittadini in un impegno: cucire insieme 29 lenzuoli matrimoniali e trascrivere a mano i nomi di oltre 18.500 bambini e ragazzi palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025. Sul tessuto, però, la memoria non fa distinzioni di bandiera: tra le migliaia di nomi dei piccoli di Gaza compaiono anche quelli di 18 bambini israeliani, morti durante l’attentato del 7 ottobre. L’ultima parte del telo, invece, è stata lasciata completamente bianca: un vuoto straziante che rappresenta simbolicamente tutti i bambini senza nome inghiottiti da tutte le guerre.

Il Sudario ha già toccato diverse città siciliane e lo scorso venerdì 25 settembre ha fatto tappa a Catania, con un lungo corteo che è partito dal Porto e si è snodato per le vie del centro fino ad arrivare a Piazza Stesicoro, dove si è svolta una veglia notturna. Un rito civile necessario per celebrare quell’ultimo funerale che a migliaia di innocenti è stato negato.

A Tremestieri Etneo la marcia ha preso il via con un colpo d’occhio straordinario e carico di significato. Davanti ai cancelli del plesso di via Majorana si è vissuto un momento di forte unione generazionale: i bambini delle quinte elementari e i ragazzi delle terze medie si sono schierati fianco a fianco, pronti a condividere lo stesso cammino.

Il corteo è stato scandito da una potente alternanza di suoni e silenzi, una scelta simbolica che ha commosso i residenti del quartiere che incuriositi salutavano i ragazzi al loro passaggio. Al segnale dei docenti, centinaia di fischietti iniziavano a suonare all’impazzata, rompendo il silenzio per gridare un concetto chiarissimo: la pace deve fare più rumore della guerra, per svegliare le coscienze e dimostrare che la non-violenza non è passività, ma una forza attiva e rumorosa. Preceduto da alcuni aquiloni, oggetto simbolo di un’infanzia negata, il lungo corteo ha raggiunto il Parco Consoli, che si è trasformato in un’aula a cielo aperto dove ha preso il via la scaletta ufficiale dell’evento, con un breve ma significativo discorso della Dirigente Scolastica prof.ssa Tiziana Anna Palmieri.

“Il sudario è un lenzuolo dove si avvolge chi muore. Ma questo è un sudario per tenere viva la memoria di quello che è successo e continua a succedere in Palestina”, dopo aver sottolineato il valore del lungo lenzuolo bianco la Dirigente ha rivolto una domanda ai ragazzi: “Cosa possiamo fare noi?”. Ecco che la riflessione diventa azione: solo attraverso la conoscenza, la memoria, il dialogo e il rispetto dell’altro si diventa costruttori di pace. Anche i successivi interventi hanno avuto come leitmotiv “la pace non si aspetta, ma si costruisce”.

A dirlo sono Florinda Vitale, del comitato organizzatore del Sudario, e Giorgio Buggiani, di Pax Christi, il quale ha esordito con una buona notizia: a Gaza è stata appena riaperta una scuola, con la speranza che si tratti di un primissimo passo verso la pace. Buggiani ha infine portato i saluti di padre Gaetano Sciuto, parroco della Chiesa Madre, bloccato a Roma a causa della chiusura dell’aeroporto di Catania, ma presente con la preghiera. A seguire la prof.ssa Federica Inserra si è espressa a nome di tutti i docenti declamando la poesia La guerra che verrà di Bertolt Brecht. La parola e la scena sono poi passate ai veri protagonisti della giornata: i ragazzi. Gli alunni della scuola primaria hanno intonato alcuni canti, per poi recitare la Preghiera semplice di San Francesco e leggere invocazioni e frasi celebri di Papa Francesco. Subito dopo è toccato ai ragazzi delle classi terze della scuola secondaria, che hanno dimostrato notevole maturità espressiva leggendo diversi messaggi di pace. A suggellare questa importante giornata di cittadinanza attiva è stato il coro unanime di studenti, insegnanti e ospiti che, sulle note immortali di “Give Peace a Chance” di John Lennon con la tecnica della body percussion, ha lanciato un forte e chiaro appello finale: costruire la pace è possibile, partendo proprio dalle aule di scuola.

“Che possano di nuovo sbocciare fiori in quella terra martoriata dalla guerra”, questa la speranza dei nostri giovani studenti. Una straordinaria dimostrazione di sensibilità, che assume un valore ancora più profondo in questi giorni segnati da drammatici fatti di cronaca, che troppo spesso raccontano di una gioventù smarrita, intrappolata in una spirale di aggressività che esplode fin dentro le aule scolastiche, tra ragazzi che accoltellano insegnanti e compagni di classe.

Laddove la cronaca registra episodi di violenza cieca e disconnessione emotiva, gli alunni della De Amicis hanno offerto una risposta diametralmente opposta: alla brutalità hanno contrapposto la cura, al cinismo l’empatia, e al posto delle armi hanno stretto tra le mani un simbolo di pace e solidarietà universale. L’evento ha dimostrato il ruolo cruciale e insostituibile della scuola intesa come comunità educante, che riesce a creare un’alleanza viva tra dirigenti, insegnanti, studenti, famiglie, parrocchia e associazioni del territorio.

Manifestazioni come queste dimostrano che la scuola è l’argine principale contro la deriva dell’indifferenza: un laboratorio permanente dove si coltivano il rispetto per la vita umana e il rifiuto di ogni forma di sopraffazione, gettando le basi concrete per la costruzione di un mondo più giusto.

Alcuni scatti

Articolo redatto in collaborazione con la Prof.ssa Agata Santagati

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