CATANIA – Con il rientro della patrona di Catania, Sant’Agata, si concludono le festività Agatine per il 2019, caratterizzate da preghiera, momenti di commozione, folklore e purtroppo da polemiche e scontri.
Come ogni anno, la festa chiama a sé numerosi devoti e turisti interessati a vedere la terza festa per cristianità al mondo. Quest’ultima è un’occasione per mostrare le bellezze di tale festeggiamento e di Catania ma, anche, per i piccoli commercianti di implementare le vendite.
Nello specifico, nel periodo di festa compreso tra l’1 e il 6 febbraio, non mancano bancarelle e venditori ambulanti di ogni tipologia. Troviamo dai più tipici stand di torrone, “càlia” e olivette di Sant’Agata a quello di Candele e oggetti vari, per finire al classico “camion dei panini” con carne alla griglia e condimenti di ogni genere. Tra i numerosi addetti alla vendita, troviamo anche diversi giovani che, invece di vivere con spensieratezza la loro età, lavorano per partecipare alle “entrate” di famiglia.
Tutti i sapori e gli odori di dolci, zucchero, caramello e carne arrosto, ogni anno, fanno sì che catanesi e non, comprino tali prelibatezze. Inoltre, gioca un ruolo fondamentale, il tempo di svolgimento o meno della processione e le condizioni climatiche.
Non è un caso che, a detta di alcuni “paninari”, “‘cchiù a Santa aritadda, megghiu è ‘pì nuatri”. D’altronde, più sono costretti ad attendere i cittadini, più vendite si avranno.
Soltanto per la serata di ieri, si contavano circa 600 panini venduti. Il costo, nella media, varia da 3,00 euro a 5,00 euro per quelli con carne e salsiccia. Un “business”, dunque, che si cela dietro la festività e che vede acquirenti da ogni dove.
Le festività Agatine sono un momento ricolmo di religiosità e preghiera ma è innegabile come anche la parte commerciale giochi un ruolo fondamentale all’interno dei festeggiamenti.
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