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19.10.2026

Pfizer Catania, domani il tavolo al Mimit. I sindacati: “Servono un piano industriale e un nuovo investitore”

di Redazione | 1 min di lettura

Cgil, Cisl, Uil e Ugl arrivano al tavolo con una richiesta precisa: un percorso di reindustrializzazione del sito, con l’ingresso di un nuovo soggetto del settore farmaceutico

Pfizer Catania, domani il tavolo al Mimit. I sindacati: “Servono un piano industriale e un nuovo investitore”

Si terrà domani, 20 ottobre, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il terzo incontro sulla vertenza dello stabilimento Pfizer di Catania, con il ministro Adolfo Urso. Cgil, Cisl, Uil e Ugl arrivano al tavolo con una richiesta precisa: un percorso di reindustrializzazione del sito, con l’ingresso di un nuovo soggetto del settore farmaceutico.

Nell’ambito della procedura avviata ai sensi della legge 234/2021, le procedure di licenziamento riguardano 330 dipendenti. I lavoratori complessivi dello stabilimento sono 540 e sono esposti anche alle ricadute indirette. Secondo i dati forniti dall’azienda, sono 70 i soggetti del settore farmaceutico contattati per la vendita del sito, senza esito positivo. Al momento non ci sono progetti di reindustrializzazione, ma solo il mantenimento di una linea residua.

Le organizzazioni sindacali ritengono che l’assenza di un piano di rilancio da parte della multinazionale metta a rischio i posti di lavoro e la tenuta dell’intero impianto siciliano.

I sindacati confermano la disponibilità a trattare soluzioni di mediazione per gestire gli esuberi nel breve periodo, a condizione che siano inserite in un piano di salvaguardia strutturato e in un percorso di reindustrializzazione concreto, ad alto valore farmaceutico.

Al ministro Urso e al Ministero chiedono un intervento diretto, come garanti istituzionali, per favorire l’arrivo di un soggetto industriale solido e con una visione di sviluppo. Chiedono inoltre di tutelare le competenze tecnico-scientifiche maturate dai lavoratori in oltre 40 anni di attività nel settore farmaceutico.

“Un approccio basato soltanto su tagli e licenziamenti resta inaccettabile”, dicono le organizzazioni sindacali, che chiedono una clausola di salvaguardia sociale e di sviluppo industriale per garantire un futuro produttivo al sito di Catania e tutelare l’occupazione di tutto il bacino di lavoratori.

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