Omicidio della piccola Elena Del Pozzo, è stata uccisa a coltellate: la ricostruzione della Procura

Omicidio della piccola Elena Del Pozzo, è stata uccisa a coltellate: la ricostruzione della Procura

CATANIA – La Procura di Catania fa sapere che Martina Patti, 24 anni, è ritenuta responsabile dei delitti di omicidio premeditato pluriaggravato della figlia Elena Del Pozzo di quasi cinque, e dell’occultamento del cadavere sotterrandolo, commessi il 13 giugno a Mascalucia. Le indagini hanno consentito di ricostruire ciò che è accaduto nelle scorse ore.

Nel pomeriggio di ieri la stessa Martina Patti si era recata nella caserma dei carabinieri di Mascalucia denunciando il rapimento della piccola Elena ad opera di un gruppo di uomini incappucciati che, verso le 15 circa, dopo aver bloccato l’auto condotta dalla donna lungo via Piave a Tremestieri Etneo e dopo averla minacciata con una pistola/una mazza, l’avrebbero rapita, preannunciandone la morte.

La donna in fase di denuncia avrebbe riferito che l’episodio sarebbe stato conseguenza del comportamento dell’ex compagno Alessandro Del Pozzo (24enne con precedenti in materia di spaccio) per non aver ascoltato precedenti messaggi minatori fattigli recapitare in casa, su eventuali indicazioni su una rapina ai danni di una gioielleria di Catania, per cui Del Pozzo venne arrestato il 15 ottobre 2020 e successivamente assolto nel settembre 2021 per non aver commesso il fatto.

L’acquisizione delle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza, ha consentito di accertare la mancata corrispondenza tra quanto raccontato dalla donna e la realtà in quanto non si avevano prove video della presenza di gruppi “armati” in via Piave nelle fasce orarie indicate.



Gli interrogatori andati avanti tutta la notte hanno fatto emergere un triste quadro familiare costituito da due ex conviventi che a prescindere dalla gestione apparentemente serena della figlia Elena avevano allacciato nuovi legami e non apparivano rispettosi l’un l’altro. In particolare, la donna, nei confronti della quale nel corso della nottata è stato contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero, a fronte delle continue sollecitazioni da parte degli inquirenti e delle contestazioni alla inverosimile versione fornita, ha ceduto soltanto nella tarda mattinata quando i carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche hanno cominciato a effettuare i rilievi nell’abitazione in cui la donna risiedeva insieme alla figlia. Secondo quanto emerso, la Patti potrebbe aver posto in essere il gravissimo gesto anche per via di una forma di gelosia nei confronti dell’attuale compagna dell’ex convivente, non tollerando che alla stessa vi si affezionasse anche la propria figlia.

Messa alle strette la donna ha prima indicato ai militari il luogo in cui rinvenire il corpicino della figlia (sotterrato in un campo vicino alla via Euclide di Mascalucia), quindi, sentita nel Comando Provinciale dei Carabinieri alla presenza dei magistrati ha confessato l’orrendo crimine, precisando di averlo portato a termine in maniera solitaria, dopo essere andata a prendere Elena all’asilo (era tra l’altro il primo giorno del Grest), utilizzando un coltello da cucina e dei sacchi neri per nascondere il corpo nella terra.

Il corpicino della bambina, all’esito dell’ispezione medico legale, ha evidenziato molteplici ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e intrascapolare.

La donna sarà portata nel carcere Piazza Lanza di Catania.