Al via la 46ª missione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Un equipaggio di 29 persone, tra soccorritori, sanitari e marittimi. Emergency: "Nel 2026 oltre duemila morti nel Mediterraneo, non possiamo fermarci"
La Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency, è salpata dalla Sicilia per la sua 46ª missione nel Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. A bordo, questa volta, anche un nome d’eccezione: Giovanni Soldini, celebre navigatore oceanico, che ha scelto di mettere la propria esperienza in mare al servizio delle operazioni di salvataggio.
La missione vede impegnate complessivamente 29 persone, tra cui nove marittimi e venti membri dello staff specializzato, composto da soccorritori, personale sanitario, mediatori culturali, logisti e responsabili delle operazioni.
Tra i protagonisti della nuova missione c’è Giovanni Soldini, navigatore oceanico con una lunga esperienza nelle traversate internazionali e profondo conoscitore del mare. Soldini parteciperà alle attività della Life Support in qualità di soccorritore, affiancando il personale di Emergency impegnato nelle operazioni di ricerca e salvataggio.
“Ho sempre seguito il grande lavoro che Emergency fa nel Mediterraneo con la Life Support – commenta Giovanni Soldini – e sono felice e onorato di salire a bordo per la sua 46esima missione”.
La sua presenza rappresenta un contributo di esperienza nautica a un equipaggio chiamato a operare in condizioni spesso complesse e imprevedibili.
La partenza della Life Support avviene in un contesto segnato dal numero elevato di vittime lungo le rotte migratorie del Mediterraneo.
Secondo i dati del Missing Migrants Project dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dal 2014 a oggi si contano oltre 35.600 persone morte o disperse nel Mediterraneo. Di queste, oltre 26.800 hanno perso la vita o risultano disperse nel Mediterraneo centrale, il tratto di mare nel quale opera la nave di Emergency.
Numeri che evidenziano la gravità della situazione umanitaria e i rischi affrontati da chi tenta di raggiungere l’Europa attraverso il mare.
Particolarmente preoccupante è il confronto tra i dati relativi ai primi dieci mesi del 2025 e quelli dello stesso periodo del 2026. Secondo le cifre riportate dal Missing Migrants Project dell’OIM, le vittime nel Mediterraneo sono passate da 1.606 a 2.034, registrando un aumento di circa il 27%.
Un incremento che si verifica nonostante il numero di persone sbarcate sulle coste italiane, tra gennaio e ottobre 2026, risulti più che dimezzato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Emergency collega la diminuzione degli arrivi anche al rafforzamento degli aiuti destinati ai Paesi nordafricani per contenere le partenze, denunciando le conseguenze di queste politiche in termini di possibili violazioni dei diritti umani.
Il calo degli sbarchi, dunque, non coincide con una riduzione delle vittime registrate lungo le rotte del Mediterraneo.
A ribadire l’impegno dell’organizzazione è Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support, che sottolinea la necessità di continuare le operazioni di ricerca e soccorso. “Di fronte a quella che è a tutti gli effetti una crisi umanitaria non riconosciuta e a una situazione ulteriormente peggiorata nell’ultimo anno, Emergency continuerà a soccorrere chi rischia la vita nel Mediterraneo centrale”, afferma.
“Perché è l’unica cosa giusta da fare ed è quanto prevede il diritto internazionale”.
Con la partenza dalla Sicilia, la Life Support avvia la sua 46ª missione, proseguendo l’attività umanitaria di Emergency nelle acque del Mediterraneo centrale.
L’equipaggio, composto da professionisti con competenze differenti, sarà impegnato nelle operazioni di ricerca, assistenza sanitaria e soccorso delle persone in difficoltà in mare. La presenza di Giovanni Soldini si aggiunge all’impegno dei soccorritori e del personale sanitario, in una missione che ha come obiettivo principale salvare vite umane lungo una delle rotte migratorie più rischiose del mondo.