CATANIA – Favoriva Cosa Nostra nella distribuzione e controllo di attività imprenditoriali: questo emerge dall’indagine IBLIS dei carabinieri di Catania che ha portato al sequestro di 6 aziende di un valore pari a 26 milioni di euro. Destinatario del provvedimento l’imprenditore catanese Santo Massimino.
L’uomo lavorava nel settore dell’edilizia e delle fonti rinnovabili.
L’uomo era affiliato alla famiglia Santapaola-Ercolano ed è già stato condannato nel 2014 a 12 anni di reclusione. Massimino aveva contatti con il rappresentante del clan, Vincenzo Aiello. Con lui e con altri esponenti mafiosi permetteva alla cosca di godere di vantaggi economici su lavori eseguiti da alcune ditte, in barba a qualsiasi regola sulla libera concorrenza.
A smascherare i rapporti fra Massimino e Aiello è stata l’intercettazione di un incontro tra lo stesso Aiello e il geologo-mafioso Giovanni Barabagallo. Durante la conversazione, infatti, era emerso che Massimino aveva avuto delle difficoltà a proseguire i lavori in un cantiere di un parco commerciale che si trova vicino lo svincolo di Catania.
A distanza di pochi giorni, le gru di Massimino erano nuovamente all’opera. La causa, probabilmente, era stata dovuta all’intervento di Vincenzo Basilotta nelle opere di costruzione. Quest’ultimo, infatti, era in contrasto con Aiello per il controllo sulle attività imprenditoriali.
Altro episodio che confermerebbe lo stretto rapporto tra i due sarebbe l’omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, il primo reggente operativo della cosca. Alla base dell’esecuzione, avvenuta nel 2007, ci sarebbero stati contrasti per la reggenza del clan, passata nelle mani di Aiello. Azione quest’ultima non gradita proprio dallo stesso Santapaola.



