SICILIA – Ecco, assieme al Premier spagnolo Pedro Sànchez, che ha vietato l’utilizzo delle basi militari di Rota e Morón ai velivoli americani coinvolti in operazioni militari contro l’Iran, dichiarando il conflitto “illegale”, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, ha motivato il “no” all’uso della Base di Sigonella, in Sicilia, per mancanza di una consultazione preventiva e il mancato rispetto delle procedure, distinguendosi dalla posizione di Madrid.
La situazione del conflitto in Medio Oriente si fa sempre più tesa, con l’aggravio della chiusura dello Stretto di Hormuz, dove sono almeno 150 le petroliere bloccate al largo di Iraq, Arabia Saudita e Qatar, i principali produttori di petrolio, dopo la decisione dei pasdaran di chiudere l’accesso al Golfo Persico. Ed ecco che giunge un altro interrogativo: ma vi è stato un accordo segreto tra Donald Trump e Vladimir Putin, al fine di favorire l’economia russa?
Le recenti dinamiche degli effetti bellici ed economici, hanno creato una stato di fatto in cui la Russia sta traendo vantaggi enormi dal conflitto. Sì, il petrolio è volato a più di cento dollari al barile e chissà quante sorprese ci saranno per sbalzi di costo a breve e medio termine. Mosca attualmente sta incassando 150 milioni di dollari al giorno per la vendita di materie prime energetiche ed in compenso porta avanti tranquillamente i continui attacchi in Ucraina. A favore di Putin, il Tycoon ha fatto una mossa a sorpresa, allentando temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo. Per la situazione altamente complessa, rieccoci ad un nuovo appuntamento con il Generale di Corpo d’Armata, Giovanni Ridinò, esperto in Crisi Belliche, nonché, già direttore della Cellula Strategico Militare dedicata All’Unifil, presso le Nazioni Unite, in New York, con cui riprendiamo il nostro dialogo per capire una sempre più confusa evoluzione di una guerra, prima definita e programmata per sei giorni, e adesso senza alcun barlume di possibile accordo immediato tra le parti ed ancora con un aggravio che va a ritorcersi sui Paesi europei, come l’Italia ed in particolare sulla Sicilia.
Signor Generale Giovanni Ridinò, buongiorno, le sorprese di aggravio bellico nel Medio Oriente stanno alzando dei paletti e dei contrasti fra Usa e Unione Europea con le prese di posizione di queste ultime ore di Spagna e Italia.
“Buongiorno a lei, al Direttore Dott. Sergio Regalbuto e all’ intero Staff di Redazione. Purtroppo, ancora oggi, dobbiamo parlare di guerra. Stando alla situazione attuale, è proprio quello che avevo previsto e ne abbiamo discusso ampiamente. Trump si è infilato in un guazzabuglio da cui non sa come venirne fuori; non era stata prevista una exit strategy ed era stata sottovalutata la potenzialità di missili iraniani e la discesa degli Huti, riserva strategica; la chiusura degli stretti della penisola araba non interessa più, ancora gli USA, che sono indipendenti, possono rifornire Israele. I problemi sono degli altri. Ma questa situazione somiglia molto a quella di UNIFIL nel Libano. Dagli anni 70 senza riuscire a risolvere i problemi ed adesso, come prevedibile, finita tra due fuochi, per non essere riuscita a disarmare gli Hezbollah, come previsto dalla risoluzione dell’ONU e disattesa sul campo”.
E la presa di posizione dell’Italia come la Spagna che non danno appoggio, nelle basi situate nei loro territori, alla aviazione da guerra americana, comporterà dure conseguenze nei rapporti di amicizia?
“La presa di posizione della Spagna è una classica uscita antiamericana che sicuramente non aiuta ad abbassare i toni tra Trump ed i paesi Europei e la NATO. L’Italia finisce per accodarsi agli spagnoli dimostrando, ancora una volta, di avere il timore reverenziale contro la capacità della sx di riempire le piazze con la loro organizzazione (centri sociali, sindacati, ANPI, movimenti di vario genere colorati di rosso) pagata con i soldi di tutti gli italiani e , forse anche, con flussi di denaro di provenienza non del tutto trasparente”.
Ma tutte queste prese di posizioni, non dico di ostilità, ma di distacco, potrebbero portare a crisi all’interno della Nato?
“Sì, stiamo invitando gli USA ad uscire dalla NATO, perché non possono più contare sugli alleati occidentali che, in altre occasioni (Libia, Kosovo), non si sono fatti scrupolo di fornire con immediatezza il loro sostegno, anche bombarolo, senza passare dal parlamento nazionale. Ciò comporterebbe lo scioglimento dell’Organizzazione Atlantica con un aggravio non indifferente per i paesi europei che, diciamoci la verità, si sono crogiolati per anni sul fatto che gli USA garantivano una copertura consistente economica e di assetti strategici, limitando il loro apporto economico alla difesa comune”.
Con la speranza che in questo Baillame internazionale, non sia proprio l’Unione Europea a pagarne le spese, con un disastro economico mai verificatosi, almeno dalla seconda guerra mondiale ad oggi?
“Alla fine, mi viene da pensare: Non vorrei, che, dopo tutto questo disastroso intervento, le cose finiscano per rimanere con un gattopardiano risultato. Il niente e tutto come, o peggio, di prima”.
Grazie, signor Generale, per il suo contributo, aspettiamo che tutto cambi pur di lasciare le cose come stanno, speriamo che una trattativa di accordo Usa iraniano avvenga al più presto. Alla prossima.



