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08.10.2026

Gioielliere graziato dopo un duplice omicidio per legittima difesa, parla la moglie: “Per me lui è il mio eroe”

di Redazione | 2 min di lettura

Alla domanda relativa alla condanna del marito, Maria Angela Distefano, ha risposto: "Preferisco non rispondere, mi interessa vedere mio marito libero"

Gioielliere graziato dopo un duplice omicidio per legittima difesa, parla la moglie: “Per me lui è il mio eroe”
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Sono parole di gratitudine quelle usate verso il presidente Sergio Mattarella da Maria Angela Distefano, la moglie del gioielliere Guido Gianni condannato a 12 anni e 4 mesi per aver ucciso due rapinatori, e ferito un terzo, in seguito ad una tentata rapina a Nicolosi.

Le parole di gratitudine di Maria Angela Distefano: “Fino a ieri piangevo lacrime di dolore, oggi di gioia”

“Ringrazio il presidente Sergio Mattarella per la grazia, anche se parziale, per me lui è il mio eroe, mi ha salvato la vita mentre subivo violenza”.

Sono queste le parole utilizzate da Maria Distefano, direttamente ai microfoni dell’ANSA, che ha poi proseguito aggiungendo:

“Fino a ieri piangevo lacrime di dolore, oggi di gioia. Penso a lui e a quello che ha passato, adesso spero di poterlo vedere tornare presto libero“.

A venir ricordata da Maria Angela Distefano anche l’iniziativa di raccolte firme per la grazia:

“Ho parlato con l’avvocato e attendiamo il risultato dei ‘conteggi’ sugli anni che gli restano da scontare e quelli che gli sono stati ‘graziati'”.

Il tortuoso percorso per la grazia: da petizione online ad intervento concreto

La richiesta per la grazia, infatti, aveva già avuto inizio nel 2022 su Change.org, quando Maria Angela Distefano aveva lanciato un appello online dichiarando: “Ha difeso me, la sua vita e quella di un cliente“. La grazia è poi arrivata in seguito, seppur parziale, con Mattarella che ha estinto tre anni e due mesi di reclusione dopo una pena già espiata di cinque anni e tre mesi. Il residuo di pena da dover affrontare, quindi, risulta essere inferiore ai quattro anni, il che consente al tribunale di sorveglianza l’eventuale applicazione dell’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale.

Sulla spalle dell’uomo, infatti, grava una condanna per omicidio per legittima difesa. Nello specifico, durante le fasi processuali, i periti hanno ricostruito come l’uomo avesse ingaggiato una colluttazione con i rapinatori, inizialmente feriti ma uccisi solo durante la fuga. Per tale motivo, infatti, il pm aveva chiesto una condanna di 17 anni di reclusione.

Nonostante ciò Gianni aveva già spiegato come l’arma degli aggressori, una copia giocattolo di una calibro 9, gli sembrasse un’arma da fuoco reale, motivo per cui aveva sparato due colpi a scopo intimidatorio. Un episodio simile infatti era già avvenuto nel 1999, quando aveva sventato una rapina analoga, con la sola eccezione che i banditi anziché scappare gli avevano puntato l’arma alla gola.

”Ho sparato per difendere la vita di mia moglie e la mia, ho difeso la mia famiglia, non volevo uccidere” furono le parole usate dal gioielliere quando interrogato dagli investigatori.

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