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28.10.2026

Catania, sciopero generale il 30 ottobre: “Il salario deve bastare per vivere”

di Chiara Borzì | 2 min di lettura

Presentato ieri in piazza Stesicoro lo sciopero indetto da Cobas, USB, Cub e Sifi. Corteo con concentramento alle 9.30 al porto

Catania, sciopero generale il 30 ottobre: “Il salario deve bastare per vivere”

“Ogni mese lavorare costa di più e il salario vale di meno“. Con questa frase si apre il volantino con cui l’Unione Sindacale di Base di Catania chiama alla mobilitazione per venerdì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto da Cobas, USB, Cub e Sifi. La piattaforma è stata illustrata ieri nel corso di una conferenza stampa in piazza Stesicoro. Il corteo cittadino partirà alle 9.30 dal porto.

Alla base della protesta c’è, secondo i sindacati, l’erosione del potere d’acquisto. Aumentano la spesa, le bollette, gli affitti e i carburanti, mentre gli stipendi non tengono il passo. Nel mirino finiscono le scelte di bilancio, perchè mentre “milioni di lavoratori e pensionati” faticano ad arrivare a fine mese, sostengono i promotori, “miliardi di euro vengono destinati al riarmo e alle spese militari”.

La piattaforma si articola in sette punti. I sindacati chiedono innanzitutto salari più alti, con aumenti reali in busta paga e rinnovi contrattuali che recuperino tutto il potere d’acquisto perso, e il ripristino della scala mobile, perché se i prezzi aumentano devono crescere in automatico anche salari e pensioni. Sul fronte dei prezzi, la richiesta è il blocco di quelli dei beni essenziali, con interventi immediati su alimentari, energia, bollette, carburanti e affitti, accompagnato da una riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità.

Sul piano fiscale, i promotori chiedono di fermare la speculazione tassando extraprofitti e grandi rendite, ribadendo che il costo della crisi non può essere scaricato sui lavoratori. Il sesto punto è il no al riarmo e all’economia di guerra. Le risorse pubbliche, affermano, devono andare a salari, pensioni, sanità, scuola, casa e servizi pubblici, non alle armi. Infine la difesa di lavoro e industria, con l’appello a mettere fine a chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni pagate con soldi pubblici.

Un secondo volantino, firmato da USB Pubblico Impiego, entra nel merito della condizione dei dipendenti pubblici. Secondo il sindacato, “il riarmo ha un costo, e il conto lo stanno pagando i servizi pubblici, assieme a chi li fa funzionare”. Ogni miliardo speso per le armi, si legge, esce dalla stessa cassa da cui dovrebbero uscire salari adeguati all’inflazione, a sua volta alimentata dalle guerre. A farne le spese sarebbero scuole, ospedali e l’intero stato sociale.

L’accusa al Governo Meloni è di aver fatto “l’opposto”, tagliando le piante organiche, rendendo strutturale la carenza di personale e impoverendo i salari con gli ultimi rinnovi.

“Stavolta è la gente che viene da noi e chiede cosa può fare in occasione dello sciopero generale – ha spiegato la coordinatrice della Usb Dafne Anastasi -. Sarà una manifestazione pacifica, ma faremo sentire le nostre regioni”.

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