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26.11.2019

Catania, 37enne colpisce la moglie con una sedia e le sbatte la testa contro il muro: “Fai schifo, non sei una donna”

di Redazione
Catania, 37enne colpisce la moglie con una sedia e le sbatte la testa contro il muro: “Fai schifo, non sei una donna”

CATANIA – La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di C.M., di 37 anni, indagato per i reati di maltrattamenti in famiglia commessi ai danni della moglie, di 31 anni, ha richiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere eseguita dai carabinieri della stazione di Belpasso.

Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere hanno evidenziato come il maltrattante, seppur già condannato a un anno e 4 mesi di reclusione per il medesimo reato commesso sempre ai danni della moglie, avendo avuto una seconda opportunità di convivenza con la donna che in qualche modo lo aveva perdonato, principalmente per amore verso i tre figli minorenni della coppia, ha reiterato i comportamenti vessatori riducendo la vittima a una stato d’impotenza psicofisica.

Una escalation di azioni violente, commesse il più delle volte in presenza dei figli minorenni, consistite: nel percuoterla, spegnendole in un’occasione una sigaretta sul collo, colpendola addirittura con una scarpa da lavoro con la punta in ferro sulle braccia; nel lanciarle contro dei cibi caldi appena preparati dalla poveretta; nel minacciarla di morte e nell’ingiuriarla, dicendole “ti ammazzo! Anzi trent’anni per te non me li faccio… (pronuncia epiteti irripetibili)… Fai schifo, non sei una donna“; nel farla salire a bordo della propria autovettura, per portarla a casa della sorella e, poi, colpirla con una sedia e sbatterle la testa contro una parete; o quando al termine dell’ennesimo litigio, a seguito del quale la parte offesa ha chiesto l’intervento dei carabinieri, si è allontanata da casa portando con sé uno dei figli di appena nove anni.

La situazione, divenuta ormai irreversibile, ha convinto la vittima, preoccupata per la propria incolumità, ma soprattutto per quella dei figli, a denunciare il marito ai carabinieri i quali, in ottemperanza alle direttive del magistrato titolare dell’indagine, hanno prodotto i necessari riscontri alle dichiarazioni della persona offesa che hanno così consentito al giudice l’adozione della misura restrittiva.

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