SIRACUSA – Nell’ambito dell’operazione “Notte Bianca”, che nel corso della notte di lunedì 30 gennaio ha visto i Carabinieri dare esecuzione a 14 provvedimenti cautelari emessi dal G.I.P. di Siracusa su richiesta della locale Procura della Repubblica per i reati di detenzione e spaccio in concorso di sostanze stupefacenti, un aspetto di particolare interesse assume il linguaggio utilizzato dagli indagati nelle conversazioni captate dagli inquirenti.
Intercettazioni che, unitamente ai numerosi riscontri posti in essere sul territorio, hanno consentito di disarticolare una fiorente attività di spaccio nell’ambito del comune di Avola. Gli indagati, consapevoli dell’attività illecita posta in essere e consci del fatto di poter essere ascoltati dalle forze dell’ordine, nei colloqui tra di loro finalizzati a contrattare la compravendita di stupefacenti, facevano ricorso ad un linguaggio criptico ed allusivo, finalizzato ad essere interpretato e compreso verosimilmente solo da loro stessi. Infatti, spesso le locuzioni verbali adoperate risultavano avulse dal contesto reale cui si riferiva il dialogo e il cui senso non appare altrimenti giustificabile se non in relazione alla condotta criminosa ipotizzata dagli investigatori.
Tra di loro gli indagati erano soliti chiamarsi con l’appellativo di “cugino” sebbene non vi fosse alcun vincolo reale di parentela, riferendosi alla sostanza stupefacente con termini vari quali caffè, prevendita e, soprattutto, con l’indicazione di veicoli, motori o parti di ricambio di mezzi vari. Non a caso Vicino Antonino, catanese individuato dagli inquirenti come il canale di approvvigionamento dello stupefacente, era indicato con il nome di “pizzaro” (rivenditore di pezzi da ricambio) in quanto, nel contrattare la vendita di stupefacente, si riferiva alla sostanza chiamandola come autovetture, motori, testate e turbine, il tutto riferito a diversi quantitativi di droga.
Emblematica per comprendere il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati è una intercettazione in cui un acquirente, non soddisfatto della qualità dello stupefacente acquistato, si lamenta con il proprio fornitore parlando della droga come di una autovettura difettosa. Altro aspetto significativo emerso nel corso dell’indagine è il ruolo svolto dalle donne nel contesto dell’attività di spaccio.
Le 4 donne colpite da misura cautelare hanno ruoli diversi tra di loro, chiaramente delineati nel corso dell’attività di indagine.



Una ulteriore figura femminile, inoltre, è presente anche tra gli acquirenti della sostanza stupefacente: si tratta di una giovane ragazza avolese, all’epoca dei fatti diciassettenne, trovata in possesso di un modico quantitativo di hashish destinato all’uso personale, segnalata alla Prefettura di Siracusa quale assuntore di sostanze stupefacenti.