Inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri una segnalazione formale per l'esercizio dei poteri speciali sul sito Wyeth Lederle. La Mendola: "Non permetteremo che una fabbrica di farmaci strategici venga ridotta a un capannone vuoto da vendere al miglior offerente"
La FIALC CISAL ha formalmente allertato il Governo sul rischio che lo stabilimento farmaceutico di Catania della Wyeth Lederle, gruppo Pfizer, perda la propria identità industriale prima ancora che si decida il suo futuro. Tramite l’avvocato Giuseppe Lantieri, il sindacato ha trasmesso all’Ufficio Golden Power della Presidenza del Consiglio dei ministri una segnalazione ai fini di vigilanza, ai sensi dell’art. 2 del decreto-legge n. 21 del 2012. Chiede che lo Stato verifichi l’obbligo di notifica a carico dell’azienda e intervenga, anche d’ufficio, con la massima urgenza.
I fatti sono messi nero su bianco dall’azienda stessa. Il 2 luglio Wyeth ha avviato la procedura di chiusura dell’Area Pen, dove si produce l’antibiotico Tazocin, e del Reparto 02, dove si producono siringhe preriempite di Methotrexate. Sono a rischio tra 330 e 370 posti di lavoro su 543. Nel suo stesso piano l’azienda dichiara di aver sondato 62 aziende del settore farmaceutico, senza che nessuna si sia fatta avanti. E al tavolo ministeriale l’Amministratore Delegato ha prospettato la possibile cessione del sito anche a un soggetto “collaterale al business”, cioè potenzialmente estraneo alla produzione di farmaci.
È qui che scatta l’allarme. Lo stabilimento di Catania produce farmaci sterili iniettabili, tra i più esposti al rischio di carenza negli ospedali europei. Il suo valore strategico non sta nei muri: sta negli impianti qualificati, nelle autorizzazioni alla produzione, nelle certificazioni di qualità e in un personale altamente specializzato. La FIALC CISAL teme fortemente che la progressiva dismissione delle linee, mentre la procedura va avanti, stia erodendo proprio questo patrimonio. Il rischio è che al momento di un’eventuale vendita non resti più un sito farmaceutico da tutelare, ma soltanto un immobile. A quel punto la tutela del Golden Power sarebbe di fatto svuotata.
“Lo diciamo con chiarezza: ogni giorno che passa, a Catania si spegne un pezzo di capacità produttiva del Paese”, dichiara Giuseppe La Mendola, Segretario Provinciale FIALC CISAL di Catania e responsabile nazionale del comparto chimico-farmaceutico. “Se si arriva alla vendita con le linee ferme, le certificazioni scadute e i lavoratori dispersi, nessun potere speciale potrà più salvare nulla. Per questo chiediamo al Governo di agire adesso, non dopo. La legge consente allo Stato di dire no, o di porre condizioni precise: che chi compra sia un’azienda farmaceutica vera, che il sito resti farmaceutico, che nessuna linea venga smontata e che le autorizzazioni vengano mantenute. Non accetteremo che una fabbrica di farmaci strategici venga trasformata in un’area da liquidare”.
La FIALC CISAL chiede alla Presidenza del Consiglio di verificare che l’obbligo di notifica sia già scattato, sia per la dismissione delle linee sia per la prospettata cessione. Ma anche di intervenire d’ufficio se l’azienda non provvede. Tra le richieste anche quella di imporre prescrizioni vincolanti a tutela della destinazione farmaceutica del sito, acquisire i verbali dei tavoli ministeriali e ricevere il sindacato, prima di ogni decisione.
“Non chiediamo favori, chiediamo che la legge venga applicata”, conclude La Mendola. “La FIALC CISAL porterà questa battaglia in ogni sede, sindacale, istituzionale e legale. Lo stabilimento di Catania non si svende e non si svuota”.