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31.10.2026

Pane a 4 euro al chilo e grano a 20 centesimi, scoppia la polemica a Catania. I panificatori: “Non siamo noi i responsabili”

di Redazione | 4 min di lettura

Assipan Confcommercio Catania respinge il confronto tra il prezzo del grano e quello del pane. La presidente Giusi La Cava: "I fornai sostengono costi di produzione, energia, personale e sicurezza alimentare. Basta trasformarli nel bersaglio più facile"

Pane a 4 euro al chilo e grano a 20 centesimi, scoppia la polemica a Catania. I panificatori: “Non siamo noi i responsabili”
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Un chilo di grano venduto a 20 centesimi e un chilo di pane acquistato a 4 euro. È il confronto che alimenta le polemiche sui prezzi dei prodotti alimentari e che ha provocato la dura reazione di Assipan Confcommercio Catania, l’associazione che rappresenta i panificatori.

Secondo l’organizzazione, mettere direttamente a confronto il costo della materia prima agricola con il prezzo del prodotto finito significa offrire ai consumatori una rappresentazione distorta della realtà economica della filiera.

“Quattro euro al chilo contro venti centesimi. Un’equazione d’impatto mediatico sicuro, ma priva di qualsiasi fondamento economico“, afferma Assipan, intervenendo nel dibattito sul prezzo del pane.

L’associazione contesta una narrazione che, a suo giudizio, finisce per attribuire ai fornai responsabilità che non tengono conto dei costi effettivi della produzione artigianale.

Pane a 4 euro al chilo, perché i panificatori contestano il confronto con il grano

Al centro della polemica c’è la differenza tra il prezzo riconosciuto agli agricoltori per il grano e quello pagato dai consumatori per acquistare il pane.

Assipan ritiene però che il confronto diretto tra questi due valori sia economicamente incompleto, perché non considera tutti i passaggi necessari per trasformare il cereale in un prodotto alimentare pronto per la vendita.

L’associazione ricorda di aver già contestato in passato analoghe impostazioni, comprese quelle sostenute da Coldiretti, ritenendo fuorviante ridurre l’intera filiera a una semplice proporzione numerica.

Il pane, sottolineano i panificatori, non viene prodotto direttamente dal grano acquistato nei campi, ma attraverso la lavorazione della farina, l’impiego di personale specializzato e una serie di attività che comportano costi quotidiani.

Giusi La Cava: “Il pane non nasce nei campi, ma nei laboratori artigianali”

A spiegare le ragioni della categoria è Giusi La Cava, presidente dei panificatori di Assipan Confcommercio Catania.

“Il pane non nasce nei campi. Nasce nei laboratori artigianali, grazie al lavoro quotidiano di migliaia di imprese che sostengono costi di produzione, personale, energia, logistica, affitti, manutenzioni, sicurezza alimentare, fiscalità e investimenti”.

La presidente richiama l’attenzione sulle numerose voci di spesa che incidono sul prezzo finale.

Dall’acquisto della farina ai consumi energetici, dai turni di lavoro notturni agli obblighi igienico-sanitari, la produzione del pane richiede infatti un’organizzazione che va ben oltre il semplice costo della materia prima.

A questi fattori si aggiungono le competenze professionali dei panificatori, le attrezzature, la manutenzione dei laboratori e il servizio di vendita al consumatore.

“Gli agricoltori vanno tutelati, ma i fornai non possono diventare il bersaglio”

Assipan precisa di non voler mettere in discussione le difficoltà affrontate dal settore agricolo, né la necessità di garantire un’adeguata remunerazione ai produttori di grano.

La contestazione riguarda invece il modo in cui viene raccontata la differenza tra i prezzi lungo la filiera alimentare.

“Nessuno mette in discussione le difficoltà che oggi vivono gli agricoltori e la necessità di garantire loro una giusta remunerazione, ma non si può continuare a costruire consenso indicando nei fornai il bersaglio più facile”.

Secondo l’associazione, contrapporre agricoltori e panificatori non contribuisce a risolvere i problemi economici delle due categorie, ma rischia di alimentare tensioni tra operatori che appartengono alla stessa filiera.

“È una narrazione che non risolve i problemi del comparto agricolo e che danneggia ingiustamente imprese che negli ultimi anni hanno affrontato aumenti straordinari dei costi energetici, del lavoro e delle materie prime”.

Energia, lavoro e materie prime: i costi che incidono sul prezzo del pane

I panificatori catanesi sottolineano come il prezzo del pane sia il risultato di una serie di costi che accompagnano tutte le fasi della lavorazione.

Tra quelli richiamati dall’associazione figurano energia elettrica e combustibili per i forni, acquisto delle farine, retribuzioni, contributi, affitti, trasporti, manutenzioni e adempimenti fiscali e sanitari.

Costi che, secondo Assipan, devono essere considerati prima di attribuire ai produttori artigianali la responsabilità della differenza tra il prezzo del grano e quello del pane.

La categoria rivendica inoltre il valore del lavoro professionale e delle competenze necessarie per garantire quotidianamente un prodotto sicuro e di qualità.

Assipan: “Basta slogan, serve un confronto serio sull’intera filiera”

L’associazione invita tutti gli operatori del settore agroalimentare ad abbandonare le contrapposizioni e ad aprire un confronto sui meccanismi che determinano il valore dei prodotti.

L’obiettivo, secondo Assipan, dovrebbe essere quello di analizzare l’intera filiera, dalla produzione agricola alla trasformazione, fino alla distribuzione e alla vendita.

“La vera domanda non è come un chilo di grano possa valere 20 centesimi e un chilo di pane 4 euro. La vera domanda è perché, lungo l’intera filiera, il lavoro, la trasformazione, la qualità, la sicurezza e il servizio resi quotidianamente dalle imprese debbano essere sistematicamente ignorati”.

Infine, la presa di posizione dell’associazione si conclude con un messaggio netto:

“Chi riduce il pane al prezzo del grano non racconta la realtà: la semplifica fino a deformarla”.

Una replica con cui Assipan Confcommercio Catania difende il lavoro dei panificatori e chiede che il dibattito sui prezzi alimentari tenga conto di tutti i costi e dei soggetti coinvolti nella produzione del pane.

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