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07.10.2026

Giornalismo e pace alla ICS “I. Calvino” con Giuseppe La Venia: quando le parole diventano uno strumento etico per raccontare

di Redazione | 5 min di lettura

L'incontro a scuola

Giornalismo e pace alla ICS “I. Calvino” con Giuseppe La Venia: quando le parole diventano uno strumento etico per raccontare
Indice

All’I.C.S. “Italo Calvino” di Catania, guidato dal Dirigente Scolastico prof. Salvatore Impellizzeri, il 5 ottobre scorso si è svolto un incontro con il giornalista e inviato del TG1 Giuseppe La Venia, per parlare di “Giornalismo e Pace”.

Il giornalismo è ormai una delle attività costanti che l’Istituto vive, poiché “FuoriClasse”, il giornale online d’Istituto, consente agli studenti di raccontare le diverse esperienze didattiche vissute. Ospitare un giornalista di professione come La Venia significa ascoltare l’esperienza di chi maneggia tutti i giorni le parole con un’enorme responsabilità etica e, per questo motivo, è necessaria una grande riflessione proprio sulle “parole” scelte per raccontare i fatti, perché le parole sono uno strumento per comprendere, interrogarsi, conoscere la realtà e, soprattutto, imparare a guardarla con occhi più consapevoli, proprio perché nei racconti ci sono storie, vissuti e sofferenze.

È questo il senso dell’incontro “Giornalismo e pace – La forza del racconto”, che ha visto protagonisti gli studenti delle classi terze e della 1 D della Scuola Secondaria, in questo dialogo e confronto con La Venia.

Un appuntamento inserito in un più ampio percorso di educazione alla cittadinanza che la scuola porta avanti con convinzione, anche attraverso la redazione del giornale scolastico “FuoriClasse”, esperienza nella quale gli studenti sono chiamati a vivere il giornalismo come occasione di partecipazione, responsabilità e crescita. Raccontare ciò che accade a scuola, infatti, significa imparare a scegliere le parole giuste, verificare i fatti, ascoltare gli altri e dare valore alle storie.

E proprio le parole sono state il filo conduttore di un incontro che ha saputo lasciare un segno profondo negli studenti.

Con una capacità comunicativa rara, La Venia ha parlato ai ragazzi senza mai porsi “dall’alto” del suo ruolo, ma mettendosi al loro fianco. Li ha accompagnati attraverso aneddoti, ricordi e frammenti della propria storia professionale e personale, riportandoli nei luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, là dove sono nate le passioni per lo sport e per il giornalismo.

Ha raccontato gli esordi, le difficoltà, le esperienze che hanno segnato il suo percorso e quelle che, più di altre, hanno lasciato un segno indelebile. Questa esperienza raccontata ha offerto anche l’opportunità ai docenti di rafforzare l’idea che i talenti di ogni singolo studente vadano scoperti e valorizzati, per una crescita umana realizzata.

Sono state particolarmente toccanti le parole con cui La Venia ha raccontato il lavoro svolto nei contesti più difficili, come l’esperienza in Ucraina, il racconto della guerra vissuta da vicino, tra luoghi, persone e storie che non possono lasciare indifferenti.

Ma il giornalismo, ha spiegato, significa anche occuparsi di realtà più vicine e quotidiane, come quando ha raccontato le vicende legate alle truffe ai danni delle persone anziane. Storie apparentemente lontane dai grandi scenari internazionali, ma capaci di ricordare quanto sia importante il lavoro di chi informa, denuncia, accende una luce e dà voce a chi spesso non ne ha.

I suoi racconti, capaci di svelare ai ragazzi i tanti volti di quello che è forse uno dei mestieri più ambiti dai giovani studenti, hanno acceso curiosità, emozioni e domande.

“Che cosa significa essere giornalista oggi?”
“Come si sceglie che cosa raccontare e, soprattutto, come raccontarlo?”
“Quanto può essere importante la forza delle parole nel dare voce alle persone e nel costruire consapevolezza?”

Domande che hanno trovato spazio in un dialogo autentico, nel quale le esperienze del giornalista si sono intrecciate con quelle dei giovani redattori di FuoriClasse.

Ci sono stati racconti capaci di far sorridere, altri di far riflettere. E poi ci sono stati gli occhi lucidi di alcuni studenti davanti alle testimonianze di chi racconta la guerra, i suoi luoghi e le sue storie vissute in prima linea.

E i ragazzi della Calvino, proprio recentemente, hanno potuto reggere e portare in corteo il Sudario di Pozzallo, quel lenzuolo lungo 70 metri che riporta 18.500 nomi dei bambini morti in guerra a Gaza, nato dal lavoro scolastico del prof. Susino e dei suoi alunni, che hanno fatto delle parole di Giorgio La Pira un’ispirazione di consapevolezza, di rifiuto della violenza e di ricerca della PACE.

Un sudario che, attraverso l’Associazione ALI (Amore, Libertà e Impegno), con il contributo di Florinda Vitale e Tiziana Spampinato, sta attraversando le scuole d’Italia.

Parlare di “giornalismo e pace” significa non dimenticare che dietro ogni notizia ci sono persone, vite, sofferenze, speranze. Significa imparare che il modo in cui una storia viene raccontata può contribuire a creare consapevolezza, a superare l’indifferenza e a restituire dignità a chi quella storia la vive.

Il senso più autentico dell’incontro è arrivato al termine di esso ed è racchiuso proprio nelle parole di alcuni studenti, che hanno detto:

“È stato il più bell’incontro a cui ho assistito fino ad adesso.”

Una frase semplice, ma straordinariamente significativa.

Perché quando un incontro lascia una traccia così profonda, allora è diventato un pezzo di scuola, un pezzo di vita da ricordare. Ma è anche un pezzo di futuro: quello che nasce quando una testimonianza riesce a seminare nei ragazzi curiosità, speranza e passione per la conoscenza.

E mentre FuoriClasse continua a costruire, numero dopo numero, il proprio modo di raccontare la realtà, l’incontro con Giuseppe La Venia consegna ai giovani giornalisti dell’I.C.S. “Italo Calvino” una consapevolezza preziosa: dietro ogni notizia ci sono storie, persone e vite che meritano di essere ascoltate e rispettate.

Perché raccontare non significa soltanto riferire ciò che è accaduto, ma usare le parole giuste. In un ecosistema informativo iperconnesso e immediato, la scelta dei termini non è mai neutra perché una parola può costruire ponti o scavare trincee, curare o ferire, fare giustizia sociale o alimentare il pregiudizio.

Ed è forse proprio da questa consapevolezza, che si ha l’obbligo di trasmettere agli studenti, che può cominciare, a scuola, un’autentica educazione alla “Pace”.

Le foto

Articolo realizzato con il contributo della prof.ssa D’Amico Patrizia

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